News for Ottobre 15th 2008

Dejàvù

Processi e prospettive nella la descrizione e nella progettazione della città.

Déjà vu, cfr. Tempo, Passato, Presente, Futuro, Memoria, dal francese “già visto” termine introdotto da Emile Boirac nei primi del novecento per indicare un fenomeno psichico, il termine riferito al passato implica una risposta immediata nel presente ed una proiezione del passato nel futuro, è strettamente connesso alla percezione ed alla memoria.

Il tempo nella progettazione e nella lettura della città.

Il nuovo si trova nelle pieghe del vecchio. Joseph Beuys

Il tempo come lo spazio sono concetti che contengono e racchiudono una molteplicità di declinazioni: interrogandosi sul ruolo della variabile tempo1 nell’analisi e nella lettura del territorio emergono differenti significati che introducono diverse modalità esplicative. Tali letture inducono una traslazione analitica che introduce una dimensione diversa della comprensione e del progetto del territorio. Il tempo come continuo evolversi dei fenomeni urbani, come elemento cruciale della complessità urbana, come stratificazione di tracce e segni, come rapporto dinamico tra mutamento e permanenza: sono alcune importanti declinazioni che agiscono e determinano la forma e l’ immagine della città e del suo territorio.

La città puo’ essere ricondotta alla figura del recinto in cui avvengono scambi relazionali tra individui, “è da sempre considerata l’entità spazio-temporale a più alta entità di relazioni endogene ed esogene” dove già nella prima economia medievale fattori immateriali divengono predominanti insieme alla “dimensione temporale, simbolizzata anche dallo scandire del tempo per opera dei primi orologi pubblici inseriti sulle torri civiche”. 2

Il tempo è dunque elemento imprescindibile per ogni ripensamento delle forme della città e del suo territorio.

Tempo della città e tempo del rurale sono l’ambito di ripensamento in cui scoglie lo storico antagonismo città-campagna. Lo spazio del rurale come “luogo di esecuzione delle decisioni prese all’interno dello spazio urbano”3 definisce un continuum tra città e rurale, un’estensione dell’urbano nel territorio. “L’antagonismo città campagna, che ha a lungo paralizzato il territorio, è anch’esso anzitutto una concezione cittadina, che si presenta, (…) con l’evidenza di una figura inscritta su uno sfondo” 4” Il tempo della città si fonde con quello del rurale:o ggi questa sinapsi spazio temporale crea i presupposti per una simultaneità nella percezione e nella lettura dei fenomeni urbani nel territorio dell’agricoltura periurbana.

Una lettura orientata del territorio : lo sguardo nel tempo.

In un certo sembra che il modo primo di costituirsi della materia nel nostro lavoro di architetti sia il suo presentarsi come frammento di storia e di contesto fisico. Vittorio Gregotti, Il territorio dell’architettura

Da una lettura orientata appare la forte valenza della variabile tempo nella formazione della forma della città e del suo territorio, appare evidente come oggi la dimensione temporale sia legata ad una crescente velocità Parlare di lettura” implica una vicinanza del territorio ad un testo, come suggerisce la metafora del racconto e a un prodotto inteso come stratificazione di elementi per Andrè Corboz “Il territorio non è un dato ma un risultato di diversi processi. (…) il territorio è oggetto di costruzione, e’ una sorta di artefatto. E allora costituisce anche un prodotto” .

Il “lettore” può assumere diverse prospettive e quindi interpretare in modi diversi l’esistente, cambiando punto di partenza visivo cambia la prospettiva e quindi l’interpretazione di un dato territorio.

Una lettura zenitale attraverso una prospettiva onnicomprensiva “a volo d’uccello” interpreta il territorio con occhio scientifico e geografico, tale lettura mutua le interpretazioni e le codificazioni cartografiche proprie della geografia e ci restituisce un collage visivo che comprende, in senso etimologico, il territorio. La mappa “restituisce lo sguardo verticale degli dei e la loro ubiquità”5

Un lettura frontale pone il soggetto al centro dell’ interpretazione spaziale, tale sguardo ci pone in rapporto biunivoco con il testo e ci avvicina all’archetipo del reportage.

Infine si puo’ leggere il contesto “nel tempo”, ponendosi in rapporto al passato, al presente in essere ed al futuro implicando i concetti di mutamento e permanenza, cio’ che questo sguardo ci restituisce è l’archetipo del déjà-vu.

Il déjà-vu puo’ essere assunto come paradigma interpretativo del territorio: tiene conto dell’importanza della variabile temporale come matrice descrittiva.

Lo sguardo nel tempo crea una dimensione aggiuntiva nella lettura del territorio e quindi nella sua de-scrizione. Il continuo evolversi dei fenomeni urbani, diventa elemento imprescindible per qualsiasi ipotesi di cambiamento: tra cio’ che rimane e cio’ che scompare si riscontra la complessità del divenire scriveva Deleuze in “differenza e ripetizione”.6 Quanto la variabile tempo sia connessa con le modalità di intervenire in un ambito territoriale è una proiezione delle possibilità generatrici nell’applicazione dell’archetipo del “deja vu”. Una lettura orientata alla variabile tempo ci restituisce una prospettiva progettuale che costruisce dinamiche spaziali e temporali che riflettono la società contemporanea.

Leggere come atto creativo “ Leggere vuol dire qui leggere bene, decifrare criticamente i testi; leggere con attenzione, in modo informato, e non più meccanicamente o innocentemente: si tratta di porre istituzionalmente, come fine dell’educazione, non più l’operazione della lettura (oggetto principale dell’insegnamento primario), ma l’attività della lettura, come sviluppo dell’intelligenza critica.” come scrive Rholand Barthes.7

Leggere puo’ essere una pratica di azione come per i situazionisti per cui è possibile sovvertire l’ordine della lettura e della codificazione del contesto dando luogo a nuove interpretazioni dell’esistente attraverso alcune pratiche. “ Il deturnement, ossia il reimpiego in una nuova unità di elementi artistici preesistenti, è una tendenza permanete dell’avanguardia attuale, cio’ sia anteriormente alla creazione dell’I.S. che in seguito. Le due leggi fondamentali del deturnement sono la perdita d’importanza- che va fino alla dissoluzione del suo senso proprio – di ogni elemento autonomo sottratto; e nello stesso tempo l’organizzazione di un altro insieme significante, che attribuisce ad ogni elemento la sua nuova portata.” 8

Un territorio nel tempo: Chiaravalle milanese.

(…) Il progetto della città contemporanea è fondamentalmente un progetto di suolo in grado di costruire un orizzonte di senso per una città inevitabilmente dispersa, frammentaria ed eterogenea. Di necessità esso investe simultaneamente le diverse parti della città, le attraversa e le collega, utilizza materiali e costruisce situazioni nelle quali puo’ essere riconosciuta una nuova estetica urbana, costruisce ritmi spazio-temporali e sequenze nelle quali possano essere riconosciute le pratiche sociali del nostro tempo.

B.Secchi, Prima lezione di Urbanistica

E’ importante definire il territorio in rapporto all’uomo, a questo proposito richiamano la definizioni che Andrè Corboz da del territorio. “il territorio è di moda” con questo incipit Corboz affronta il tema ne “il territorio come palinsesto” (1983). Corboz sostiene che l’antagonismo città campagna sia ormai superato in quanto la città si è estesa oltre i propri confini ed ha reso il rurale il luogo di esecuzione delle decisioni prese all’interno dello spazio urbano” 9 L’urbano si è esteso all’intero territorio, concetto che denota quindi un’”unità di misura dei fenomeni umani.” Il territorio si modifica sia spontaneamente che per mano dell’uomo “Il territorio non è un dato ma un risultato di diversi processi (…) I determinismi che lo trasformano seguendo una loro propria logica (cioè quelli che rientrano nell’ambito della geologia e della meteorologia) sono assimilabili ad iniziative naturali mentre gli atti di volontà che mirano a modificarlo sono in grado di correggere in parte le conseguenze della loro stessa attività”. L’uomo modifica il territorio costantemente riscrivendo le tracce presenti in esso e creando una serie di di stratificazioni. “Il territorio è oggetto di costruzione. E’ una sorta di artefatto. E da allora costituisce anche un “prodotto”. Il territorio è sia oggetto che soggetto, in quanto si estende “là “ ma allo stesso tempo risulta proiezione psichica dell’essere umano. “la natura è cio’ che la cultura designa come tale” conclude Corboz. Il territorio partecipa dunque della condizione umana di essere naturalmente artificiale sia in n quanto prodotto sia come proiezione dell’umano.

Se il contesto è stratificazione di tracce e sedimenti nel Parco Sud Milanese questo è evidente. Tra i segni presenti sul territorio appaiono stratificazioni temporali successive, tracciati dei campi, vecchi e nuovi tracciati e architetture del passato. Tra queste si evidenzia l’abbazia di Chiaravalle,

Chiaravalle mantiene caratteri dell’antichità nella sua abbazia che ha perso tuttavia ogni relazione con il proprio intorno. Mentre un tempo l’abbazia era coesa con il proprio borgo e circondata da orti monastici e giardini oggi rimane isolata nel contesto. Il territorio rurale circostanteha pèrso la propria autonomia e risulta soffocato dall’ecessiva vicinanza alla città.

Azioni per il rururbano

il rinvio della nozione di territorio a quella di atto e poi di arte ovvero il rinvio dall’idea naturalistico-cosale del territorio a quella dell’agire e del fare” determina un punto di svolta (…) fare originariamente per noi può forse solo significare decostruire l’opposizione natura-artificio e tramite essa criticare anche ogni eccesso di appropriazione della natura”.Nicola Emery, L’architettura difficile.

Se il territorio è prodotto ed estensione dell’uomo l’architettura è espressione della società e quindi il territorio va pensato in prospettiva al divenire “

Possiamo decidere di allineare la nostra intelligenza a quella della natura” come scrive Beuys. 10Questo concetto viene ripreso in un testo di Nicola Emery “ l’artista puo’ tentare di allineare il proprio fare, la propria intelligenza pratica alla natura con actionen esemplari tese a sviluppare su scala territoriale il concetto “poietico” di cura, concretamente inteso (..)”11

L’uomo quindi deve ricorrere all’azione nei confronti del territorio. “Solo un maggiore sviluppo tecnologico e un’attenzione critica in campo culturale possono far cessare la dinamica predatoria che la moderna tecnologia ha riversato sul territorio. (…) la coscienza ambientale è utile quando incrocia con il suo opposto: l’artificialità di tutte le esperienze fisiche reali è il punto di partenza per creare nuovi paradossi e nuovi interrogativi.”12

Il progetto in quanto modificazione di un luogo diviene quindi una possibile chiave per ricongiungere un modello astratto ad una realtà naturale “allineandosi con la natura”. Per Beuys l’uomo è custode di un’energia in grado di modificare il mondo: sia in senso morale che sociale, civile, estetico, ecologico. L’uomo è capace infatti di modificare gli oggi sprigionando da essi energia. Il motore di tale processo è la “creatività”. ‘ L’azione sul territorio è quindi la chiave della modificazione che mira all’equilibrio ta natura e artificio. Il progetto consente di operare sul territorio allineandosi alla natura e recuperando la tradizione interpretando le stratificazioni sul territorio. L’azione si misura con il contesto e con gli elementi che lo costituiscono. Quindi gli elementi del contesto grazie ad una lettura consapevole divengono significanti. Tali elementi ristabiliscono nuovo senso e nuove relazioni e restituiscono un senso di identità al luogo. Un nuovo ordine che deriva dal ripensamento dell’esistente ma anche da un’atttenta lettura del contesto che preserva i materiali legati alla memoria. “(La) nozione di appartenenza (ad una tradizione, ad una cultura, ad un luogo, e cosi’ via si oopone progressivamente all’idea di tabula rasa, di ricominciamento, di oggetto isolato, di spazio infinitamente ed indifferentemente divisibile. A questa stessa nozione di apparteneza si deve fare riferiemnto anche per spiegare, nella stessa avanguardia, l’attenzione per i materiali della memeoria,, certo in una visione non nostalgica ma di contrapposiozione, di collage, di “object trouvè” di costituzione di nuovi ordini collezzioni attraverso lo spostamento contestuale.” 13

Se dunque la città stessa è la memoria collettiva degli uomini, come dice Aldo Rossi, ancora una volta torna la metafora del deja vu che ci restituisce una percezione legata alla memoria e che prefigura nel futuro un evento legato al passato. “ Non si fa nessuna differenza tra città antica e moderna, tra un prima e un dopo, dal punto di vista del manufatto (…) essendo proprio della città il suo carattere di permanenza nel tempo.”14 scrive ancora Aldo Rossi nella sua concezione della città per elementi primari. Esiste quindi una connessione e quasi una sovrapposzione tra il vecchio ed il nuovo. La modificazione è perfettamente in linea con il passato e ilprogetto si rivolge al cambiamento ma con attenzione agli elementi significanti preesistenti. “Conservazione significa anzitutto tradizione, cioè realtà di cio’ che è durevole, significa accettazione consapevole e deliberata di un eredità da far fruttare, significa fedeltà ai principi, confronto con le regole, ecc… significa adesione ed emulazione nei confronti degli esempi della storia, continuità degli elementi del mestiere, ecc. e trasformazione, cioè progetto significa esattamente la stessa cosa”15

L’ambito di Chiaravalle milanese necessita di azioni volte a reinterpretare gli elementi delle importanti preesistenze insieme alle tracce ed agli stratificazioni per ridare nuovo senso ad un insieme frammentario e disperso.

Sono le forme singolari dello spazio e del tempo che ci offrono gli elementi per un progetto di identità. Se oggi “le strade, gli edifici, la natura coesistono in relazione flessibile, apparentemente senza ragione in una spettacolare diversità organizzante”16 è nel decifrare gli elementi notevoli che è possibile dare nuovo senso alle relazioni tra gli elementi. Cosi l’abbazia riassume il ruolo di centralità che aveva storicamente e stabilisce una nuova relazione di senso con il rilevato ferroviario dismesso che tornando alla natura diventa luogo del passaggio e tramite dall’urbano al rurale. La nuova infrastruttura verde che mette in relazione la stazione e quindi il tessuto urbano con il territorio rurale è la spina dorsale di un micro sistema di azioni -progetto nel rurale. Nuove relazioni si verificano in sistema di connessioni lente e offrono l’occasione di creare dei processi modificativi nell’esistente. Le cascine dismesse e in stato di degrado diventano residenze temporanee e centri benessere, iniziative adotta un albero e pick your own creano occasione di rivitalizzare la natura dei giardini e dei campi, orti urbani e giardini riconnotano spazi dequalificati e privi di identità. Dalle spoglie del disordine si ripristina un’antica armonia, ritrovato eco del passato e proiezione futura, una sorta di dejavu rururbano.

1Dal testo del Convegno DIAP

2Midland, La città di Mezzo ricerca di Assimpredil Ance a cura di Mario Abis Angela Airoldi, Giorgio Goggi, Gaetano Lisciandra, Dedalo, 2008

3citazione di Franco Farinelli

4Andrè Corboz, Il territorio come Palinsesto, Ordine Sparso a cura di P.Viganò

5Citazione di A. Corboz in “il terriorio come Palinsesto, in Ordine Sparso a cura di Paola Viganò.

6Gilles Deleuze, Differenza e ripetizione.

7 Roland Barthes – A.Compagnon, voce Lettura in Enciclopedia Einaudi, v. 8°, Einaudi, 1979, pp. 176/187

8International Situazioniste, n 3, Dicembre 1959. (Reprint Paris 1997)

9Citazione di Franco Farinelli in A. Corboz, Il territorio come palinsesto, Ordine sparso, a cura di P.Viganò

10L’artista tedesco Joseph Beuys è uno dei portavoce più rappresentativi delle correnti concettuali nell’Arte della seconda metà del Novecento.

11Nicola Emery, L’architettura difficile, Ed. Christian Marinotti, 2007

12Abalos e Herreros, traduzione dalla voce “natura” nel Dizionario di Architettura Avanzata, Actar, 2003

13Vittorio Gregotti, modificazione cit. in A.Di Franco, Agorà, Quota Zero.

14A.Rossi, L’architettura della Città.

15citazione

16Rem Koolhas, Generic City, Junk City

Posted: Ottobre 15th, 2008
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Un territorio naturalmente artificiale.

Un uomo naturalmente artificiale

Il professor Ubaldo Fadini1 ha introdotto uno dei pensieri cardine dell’antropologia filosofica: l’uomo come essere naturalmente artificiale. La disciplina dell’antropologia filosofica nasce all’inizio del XX secolo e cerca di dare risposta ad una domanda che appartiene a tutto il pensiero occidentale ossia che cosa sia l’uomo. Uno dei maggiori autori dell’antropologia filosofica tedesca nel 900 è Arnold Ghelen che nella sua opera ” L’ uomo. La sua natura e il suo posto nel mondo” (1940) delinea la propria visione antropobiologica dell’uomo che lo vede come “progetto complessivo della natura.”2 Ghelen partendo da un confronto tra uomo e animale arriva alla conclusione che sia dunque un “essere carente” privo di organi “specializzati” che gli consentano di adattarsi in modo adeguato all’ambiente naturale che lo circonda.3 L’uomo quindi risulta carente e manchevole, incapace di adattarsi al mondo esteriore se non operando su di esso una modificazione che lo renda tale da consentire la sopravvivenza, l’uomo deve quindi assoggettare la natura per poter sopravvivere. Ciò che garantisce la sopravvivenza dell’essere umano è la capacità di creare nel mondo naturale un mondo artificiale che soddisfi i propri bisogni.4 La debolezza dell’uomo diviene il suo punto di forza, la carenza fisica e la non specializzazione sono sostituiti da una forza e una ricchezza mentale che gli permette di creare un alternativa al mondo reale: l’uomo senza mezzi di tipo organico si adatta al mondo attraverso l’artificialità. L’uomo è quindi un essere che agisce e plasma la natura attraverso l’attività tecnologica e culturale. L’uomo è quindi un progetto e prodotto speciale e peculiare della natura. Ciò che Plessner 5identifica come la legge antropologica dell’artificialità naturale che manifesta il bisogno dell’uomo di vivere in un ambiente diverso da quello naturale che lo circonda.6 «Una cosa è assicurata dalle ricerche finora disponibili: la forma posizionale eccentrica condiziona la mondanità comune o la socialità dell’uomo, lo rende zoon politikon e influenza nel contempo la sua artificialità, il suo impulso creativo. Ci si chiede se dall’eccentricità non derivi in modo ugualmente originario non questo o quel tipo di bisogno espressivo, ma una caratteristica essenziale della vita umana che si debba designare come espressività, come espressività delle esteriorizzazioni della vita umana in generale. Naturalmente, una tale caratteristica fondamentale per l’uomo ha anche il valore di una costrizione che non soltanto entra nella sua vita, ma combatte contro la vita e vivendo conduce la sua vita.» 7 L’uomo è dunque costretto a esprimersi (ex-primersi) oltre i propri limiti, in una posizione eccentrica al di fori di essi. L’artificialità a cui l’uomo è costretto a ricorrere per superare i propri limiti non riesce a creare simmetria e equilibrio rispetto alla natura. L’uomo costruisce un mondo artificiale non per assoggettare la natura ma per una caratteristica intrinseca della sua natura. L’uomo è dunque naturalmente artificiale e ila definizione non costituisce piu’ un ossimoro in quanto le due categorie non sono piu’ intese come oppositive.

il territorio dell’uomo

Da questo punto di partenza è possibile estendere questo concetto, attribuibile all’essere umano anche al territorio? Innanzitutto è importante definire il territorio in rapporto all’uomo. A questo proposito richiamano la definizioni che Andrè Corboz da del territorio. “il territorio è di moda” con questo incipit Corboz affronta il tema dell’interpretazione del territorio ne “il territorio come palinsesto” (1983). Corboz sostiene che l’antagonismo città campagna sia ormai superato in quanto la città si è estesa oltre i propri confini ed ha reso il rurale il luogo di esecuzione delle decizioni prese all’interno dello spazio urbano” 8 L’urbano si è esteso all’intero territorio, concetto che denota quindi un’”unità di misura dei fenomeni umani.” Il territorio si modifica sia spontaneamente che per mano dell’uomo “Il territorio non è un dato ma un risultato di diversi processi (…) I determinismi che lo trasformano seguendo una loro propria logica (cioè quelli che rientrano nell’ambito della geologia e della meteorologia) sono assimilabili ad iniziative naturali mentre gli atti di volontà che mirano a modificarlo sono in grado di correggere in parte le conseguenze della loro stessa attività”. L’uomo modifica il territorio costantemente riscrivendo le tracce presenti in esso e creando una serie di di stratificazioni. “Il territorio è oggetto di costruzione. E’ una sorta di artefatto. E da allora costituisce anche un “prodotto”. Il territorio è sia oggetto che soggetto, in quanto si estende “là ” ma allo stesso tempo risulta proiezione psichica dell’essere umano. “la natura è cio’ che la cultura designa come tale” conclude Corboz. Il territorio partecipa dunque della condizione umana di essere naturalmente artificiale sia in n quanto prodotto sia come proiezione dell’umano.

Oggi la società contemporanea attraversa quella che viene definita una crisi entropica9, sono venuti meno principi regolatori e unificanti e il frammento è divenuto figura fondativa della contemporaneità. L’entropia è il fenomeno della dispersione energetica che interessa l’intero pianeta e a livello territoriale si manifesta nella dispersione insediativa, nella Città Generica di Rhem Koolhas. La teoria entropica esige la necessità di un’inversione di rotta nell’intera società per evitare di esaurire le risorse energetiche del pianeta. “La futura megalopoli, identica al territorio , conterrà una quantità di spazi non urbani, che verranno chiamati natura. Sarà costituita da una moltitudine di reticoli ed apparirà ad occhi retrogadi come una sorta di non luogo generalizzato”10 La megalopoli si estende e tende ad inglobare la natura soffocandola esaurendo le risorse energetiche. La città generica e dispersa è “teatro id un accumulazione senza pari di entropia”11 Come sappiamo le nostre metropoli sono luoghi ad altissima dispersione energetica e per uscire da tale crisi aporetica che in senso etimologico non consente di perseguire la stessa strada (poros). Altri mutamenti di pensiero sono stati indotti dalle scoperte tecnoscientifiche, che mettono in discussione dicotomie fondanti del pensiero contemporaneo come la distinzione tra materia organica ed inorganica, tra biologico e meccanico, quindi tra natura ed artificio: “Quella delle biotecnologie è una rivoluzione che si svolge nel chiuso dei laboratori di ricerca, con pochi clamori e scarso risultato mediatico, ma le sue conseguenze sono destinate a modificare le nostre concezioni della vita, della sua dignità e della natura umana, e il nostro rapporto col mondo.”12 Gli aspetti epistemologici ed etici nel rapporto tra ricerca tecno-scientifica e società sono estremamente rilevanti. Scrive Foucault “la creazione [...] di questa grande tecnologia a due facce -anatomica e biologica, agente sull’individuo e sulla specie, volta verso le attività del corpo e verso i processi della vita - caratterizza un potere la cui funzione più importante ormai non è forse più di uccidere ma d’investire interamente la vita” 13. La società come la scienza e le arti partecipano di questa rivoluzione del sapere tale da apportare cambiamenti in tutto il contemporaneo panorama multidisciplinare e trans-disciplinare investendone i fondamenti epistemologici. Anche la disciplina architettonica prende parte a queste rivoluzioni in quanto partecipa dell’essenza della società “L’architettura è l’espressione dell’essere stesso delle società.”14 Quindi se il territorio è prodotto ed estensione dell’uomo l’architettura è espressione della società e quindi il territorio va pensato in prospettiva al divenire ” il rinvio della nozione di territorio a quella di atto e poi di arte ovvero il rinvio dall’idea naturalistico-cosale del territorio a quella dell’agire e del fare” determina un punto di svolta (…) fare originariamente per noi puo’ forse solo significare decostruire l’opposizione natura-artificio e tramite essa criticare anche ogni eccesso di appropriazione della natura”.15

Un territorio naturalmente artificiale

Il territorio diviene dunque anch’esso naturalmente artificiale, quando l’intelligenza intesa come artificio diviene essa stessa natura. “La phisis è anzi poiesis nel senso piu’ alto” 16,come la natura anche l’arte poietica, del fare è manifestativa, è una manifestazione dell’essere . L’artificio non è opposto alla natura e la dicotomia oppositiva naturale-artificiale svanisce quando l’atto di modificazione “si allinea” e diventa proiezione della natura. Il territorio viene inteso in quanto prodotto dell’uomo e quindi ha in se con una valenza fortemente proiettiva. In quest’accezione il territorio non è un insieme organico ma è inorganico, è il risultato di una serie di proiezioni, non è reale ma virtuale. “La cultura cyber mescola insieme il gioco e il progetto proiettati sul piano dell’immagine virtuale (…) Contaminazione di generi e ideologie e stili le conferiscono un eclettismo che si pretende sostitutivo (in quanto ipotesi intercambiabile) dell’idea di progetto.17 Una distinzione tra reale e virtuale viene evidenziata da Gilles Deleuze per cui la possibilità è implicita nella latenza del reale: “Il possibile è esattamente determinato e completo come il reale: gli manca solo l’esistenza (…) la differenza tra possibile e reale è dunque puramente logica”.18 Il virtuale è una realtà inattuata e dunque appare simile nei fondamenti al progetto. In questa visione del virtuale il modello assume una fortissima valenza che trascende dalla realtà fisica. “Proprio del simulacro è non d’essere una copia, ma di rovesciare tutte le copie, rovesciando anche i modelli: allora ogni pensiero diviene un’aggressione.”19 Attingendo al virtuale vengono estesi al campo dell’analisi territoriale modelli astratti come quello della rete, della connessione del flusso. Quello che puo’ essere definito come cyberspazio introduce la tematica del luogo dello scambio di informazioni come modello a rete , “il cyberspazio comporta una radicale trasformazione della nostra percezione dell’architettura e degli spazi pubblici (…) La città, tradizionalmente la città continua della vicinanza fisica, si trasforma nella città discontinua della comunanza culturale ed intellettuale. L’architettura, intesa normalmente nel contesto della città tradizionale, scivola verso la struttura delle relazioni, delle connessioni e delle associazioni che si stendono sopra sotto e intorno al semplice mondo delle apparenze. “20 Nella visione territoriale se da un alto si rafforzano paradigmi astratti come quello della “rete” dall’altra riemerge una forte attenzione per il contesto fisco. Il territorio diviene dunque campo d’applicazione di un processo di virtualizzazione da un lato e di un “ritorno al luogo” dall’altro. La tecnologia si richiama alla natura. E’ quindi la necessità di un allineamento tra naturale ed artificiale la chiave per la mediazione tra i diversi orientamenti. Si puo’ quindi parlare di uomo come essere naturalmente artificiale ed allo stesso modo come territorio naturalmente artificiale quando i fini della società tornano a perseguire un equilibrio tra naturale ed artificiale. Se è intrinseco nel concetto di territorio, come definizione di un luogo da parte di una società ,il riferirsi ad un entità virtuale ed artificiale è allora necessario che il progetto riconfiguri la poieticità della natura. L’uomo come il territorio sono” vittima dell’epoca del soggetto “21 che vede l’incapacità di trattare la differenza e la dissoluzione dell’altro nell’isomorfismo (Città generica). Il territorio naturalmente artificiale si attua come dice Heidegger attraverso il progetto e la cura del territorio, l’atto del fare e il territorio e il “poetare” coincidono e “L’autentico coltivare-costruire accade in quanto vi sono dei poeti, uomini che prendono la misura per l’architettonica, per la disposizione strutturata dell’ abitare”.22

Allinearsi alla natura

Se in antropologica filosofica ‘uomo è stato definito un essere naturalmente artificiale e possiamo estendere questa definizione anche al territorio come un “prodotto” e se oggi l’uomo vede la crisi del soggettivismo il territorio manifesta una crisi entropica :”Possiamo decidere di allineare la nostra intelligenza a quella della natura” come scrive Beuys. 23Questo concetto viene ripreso in un testo di Nicola Emery ” l’artista puo’ tentare di allineare il proprio fare, la propria intelligenza pratica alla natura con Actionen esemplari tese a sviluppare su scala territoriale il concetto “poietico” di cura, concretamente inteso (..)”24 L’azione come cura richiama in causa il pensiero di un’altra esponente dell’antropologia filosofica Hannah Arendt, definita da Ghelen una pensatrice senza ringhiera. La Arendt compie sull’uomo un’indagine fenomenologica connessa alle attività umane ed agli spazi in cui esse si compiono. Gli uomini sono sempre in rapporto gli uni con gli altri, costituiscono dunque una pluralità, trasformando il mondo da naturale ad artificiale, mondanità. Tutto ciò è collegato con le attività proprie della “vita activa” attraverso tre modelli dell’agire “lavoro-opera-azione” ognuna delle quali «corrisponde ad una delle condizioni di base in cui la vita sulla Terra è stata data all’uomo».25 Attraverso il lavoro l’uomo provvede alla sussistenza, attraverso l’opera crea un modo “artificiale” atto a compensare le carenze biologiche mentre con l’azione corrispondente alla condizione della pluralità l’uomo crea una relazione con gli altri e comunica con loro. Per la Arendt è importante dare rilievo all’azione “la cultura greca, infatti, al tempo dei presocratici, aveva basato sull’agire tutte le sue conoscenze, mentre la scuola platonica aveva capovolto la situazione, subordinando tutto al pensiero. Il Cristianesimo aveva svalutato entrambi i termini a favore della contemplazione e la modernità aveva posto al vertice di ogni considerazione la conoscenza scientifica; infine la cultura contemporanea aveva dato la preminenza al lavoro.”26

Con il pensiero Marxiano il lavoro acquista una supremazia teorica e filosofica e questo toglie valore alle capacità umane che costituiscono la vita activa, cioe’ opera e azione. Se l’opera modifica il mondo, il lavoro è svolto da un animal laborans in una natura sempre uguale a se stessa mentre l’opera dell‘homo faber si svolge in un mondo artificiale stabile ma aperto alle novità. Se la materia diventa materiale significa che l’uomo l’ha rimossa dalla propria collocazione naturale come l’albero che diviene legname. Secondo la Arendt la sconfitta dell’uomo nella società moderna discende dal dominio del lavoro e dell’animal laborans stretto nella morsa produzione e consumo che annulla opera e azione attività proprie della vita activa dell’essere umano che gli permettono di raggiungere l’equilibrio. Quindi è importante ricorrere all’azione che mette in comunicazione gli esseri umani tra loro sostiene la Arendt e sottolinea la

stretta connessione tra azione e novità. «Agire, nel suo senso più generale, significa

prendere un’iniziativa, iniziare (come indica la parola greca archein, ‘incominciare’, ‘condurre’ e anche ‘governare’), mettere in movimento qualcosa (che è il significato originale del latino agere). Poiché sono initium, nuovi venuti e iniziatori grazie alla nascita, gli uomini prendono l’iniziativa, sono pronti all’azione».27

L’uomo quindi deve ricorrere all’azione e lo deve fare anche nei confronti del territorio. “Solo un maggiore sviluppo tecnologico e un’attenzione critica in campo culturale possono far cessare la dinamica predatoria che la moderna tecnologia ha riversato sul territorio. (…) la coscienza ambientale è utile quando incrocia con il suo opposto: l’artificialità di tutte le esperienze fisiche reali è il punto di partenza per creare nuovi paradossi e nuovi interrogativi.”28

Il progetto in quanto modificazione di un luogo diviene quindi una possibile chiave per ricongiungere un modello astratto ad una realtà naturale “allineandosi con la natura”. La pratica e la tecnica divengono quindi strumento per fare e finalmente fronteggiare quella crisi entropica che investe i significati fondanti della nostra società.

A questo proposito torniamo alle actionen di Beuys. L’artista perviene ad una personale concezione dell’essere umano. Egli ritiene che l’uomo sia custode di un’energia in grado di modificare il mondo: sia in senso morale che sociale, civile, estetico, ecologico. L’uomo è capace infatti di modificare gli oggi sprigionando da essi energia. Il motore di tale processo è la “creatività”. ‘Tutti sono ‘artisti’, ‘ognuno è un artista’ insegnava Beuys all’Accademia di Belle Arti a Düsseldorf, sostenendo che come la vita, l’arte è fatta di azioni.” La plastica sociale, Soziale Plastik di Beuys consiste proprio nel manifestare l’intima relazione tra libertà dell’uomo e la sua creatività. Per Beuys a differenza di altri esponenti dell’arte azionista, l’equazione arte uguale a vita consiste nel dominio dell’arte sul quotidiano. L’uomo è creativo e quindi artista nel quotidiano.

L’arte di Beuys, dunque, voleva essere viva e fatta con materiali vivi, come alberi e animali. Nell’ actionen intitolata “Documenta” Beuys raccoglie 7000 pietre di basalto la cui vendita avrebbe consentito di acquistare altrettante querce da piantare attorno a Kassel. Con quest’azione egli intende parlare alla sensibilità dell’uomo comune attraverso uno spostamento proporzionale che trasferisca l’attenzione dalla pietra di basalto all’elemento naturale. Un territorio come naturalmente artificiale necessita di cura che si realizza attraverso le azioni dell’uomo. L’essere umano come naturalmente artificiale cercando di ristabilire un equilibrio puo’ uscire dall’aporia entropica e ricercare la libertà “materializzare libertà significa in primo luogo sottrarre ad un pianeta addomesticato qualche parcella della sua superficie”29.

1 Ubaldo Faldini lezione tenuta al corso di Epistemologia della ricerca scientifica Guido Nardi AA. 2008

2 A. Gehlen, L’uomo. La sua natura e il suo posto nel mondo, Milano, Feltrinelli, 1983

3A. Gehlen, L’uomo nell’era della tecnica, Milano, Sugar, 1984.

4ibidem

5Helmuth Plessner è, con Scheler e con Gehlen, uno dei fondatori dell’antropologia filosofica contemporanea.

6Helmuth Plessner I gradi dell’organico e l’uomo, 1928

7Ibidem

8Citazione di Franco Farinelli in A. Corboz, Il territorio come palinsesto, Ordine sparso, a cura di P.Viganò

9Cfr. Nicola Emery, L’architettura difficile, Ed. Christian Marinotti, 2007

10Andrè Corboz Verso la città territorio, 1990

11Nicola Emery, L’architettura difficile, Ed. Christian Marinotti, 2007

12 M. Guareschi, Biopolitica, in Lessico…,a cura di A. ZANINI, U. FADINI, op. cit., p.35.

13 Ibidem, Citazione di Foucault, 1988, 123

14Georges Bataille, Voce “Architettura” in Dictionarie Critique, Documents, Paris 1929 cit da Nicola Emery, L’architettura difficile, Ed. Christian Marinotti, 2007

15Nicola Emery, L’architettura difficile, Ed. Christian Marinotti, 2007

16Martin Heidegger, La questione della tecnica, Saggi e Discorsi.

17Vittorio Gregotti, Architettura, tecnica, finalità, 2002

18Gilles Deleuze, Differenza e ripetizione, Raffello Cortina Editore, 1997

19Ibidem

20M.Novak Architetture liquide del cyberspazio, cit. in A.Di Fanco, Agorà Quota Zero, Maggioli, 2006

21Nicola Emery, L’architettura difficile, Ed. Christian Marinotti, 2007

22M.Heidegger L’origine dell’opera d’arte, Sentieri interrotti.

23L’artista tedesco Joseph Beuys è uno dei portavoce più rappresentativi delle correnti concettuali nell’Arte della seconda metà del Novecento.

24Nicola Emery, L’architettura difficile, Ed. Christian Marinotti, 2007

25 H. Arendt, Vita activa,

26 M. Teresa Pansera Etica & Politica, X, 2008, Hannah Arendt e l’antropologia filosofica

27 H. Arendt, Vita activa,

28 Abalos e Herreros, traduzione dalla voce “natura” nel Dizionario di Architettura Avanzata, Actar, 2003

29A. Kotany R.Vaneigem, Programme élémentaire du bureau d’urbanisme unitaire, In I.S., 6, 1961

Posted: Ottobre 15th, 2008
Categories: naturartificio
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