News for Novembre 18th 2008

700 mila nuovi abitanti a Milano. Perchè no.

Valeria Erba

Nel mese di Novembre 2008, l’assessore all’urbanistica del comune di Milano ha riaffermato l’obbiettivo di portare la città a 2 milioni di abitanti recuperando circa 700.000 nuovi residenti che dovrebbero essere proprio quei 700.000 pendolari che ogni giorno entrano a Milano per ragioni occupazionali.

Non si tratta di una gaffe o di un’affermazione estemporanea poiché l’assessore Masseroli aveva già formulato il medesimo obbiettivo nel corso del 2007, in occasione della presentazione dei lavori per il nuovo PGT del comune e in alcuni dibattiti pubblici. Si tratta, evidentemente ( e cercherò di dimostrarlo in seguito) di una affermazione provocatoria basata su una valutazione completamente negativa della politica urbanistica degli ultimi 30 anni, che ha prodotto la situazione attuale. Va letto pertanto in termini di una “visione” che intende sovvertire le difficoltà attuali del vivere e lavorare a Milano, cercando di restituire vivibilità, attrattività, qualità alla città.

Se il “visioning” fa parte degli strumenti operativi della pianificazione strategica e come tale deve essere considerato, una affermazione perentoria e poco documentata come quella dell’assessore Masseroli diventa anche “comunicazione mediatica” oggi molto praticata ma anche assai pericolosa per le aspettative che induce.

Cercherò di dimostrare la pericolosità di una affermazione provocatoria come quella dei 700.000 nuovi abitanti a Milano attraverso tre argomentazioni:

1. E’ concretamente realizzabile la previsione date le condizioni territoriali,

urbanistiche e sociali della città?

2. Esistono strumenti in grado di supportare l’obbiettivo?

3. Esistono nella storia urbanistica di Milano situazioni analoghe, di reazione ad

uno stato di fatto e che esiti hanno avuto?

L’ obbiettivo di 2 milioni di abitanti a Milano deve confrontarsi con le condizioni generali dello sviluppo della città che dal 1974 continua a perdere popolazione dato che i residenti sono passati da oltre 1.700.000 a poco meno, di 1.300.000. L’uscita di questi abitanti, che si sono insediati nel territorio circostante la città, equivale ad una città di medie dimensioni come Brescia o Bologna.

Oggi, infatti, non ci si riferisce soltanto alla città metropolitana, ma alla città infinita, dai confini liquidi, proprio per indicare un processo di sviluppo che non riconosce né i confini comunali, né quelli dell’area metropolitana, ma che interessa il territorio di piu’ province ( Como, Lecco, Bergamo, Brescia, Pavia, Lodi), talvolta anche fuori regione (Novara, Piacenza).

Se il fenomeno è di tale portata non può certo essere governato dal solo PGT di un comune, capoluogo, ma le politiche e strategie devono essere ben piu’ complesse e articolate.

Comunque cerchiamo di valutare la fattibilità dell’obbiettivo relativamente all solo territorio comunale milanese. Il comune di Milano ha uno dei territori più ridotti per estensione tra le grandi città (solo 182 Kmq) con una percentuale di suolo urbanizzato tra le più alte, dato che ha superato l’80 % del totale attestandosi sui valori del “continuum urbanizzato” ben espressi dai comuni di Sesto S.Giovanni, Ciniselllo, Bresso, Cologno.

In un territorio cosi’ urbanizzato sono ancora presenti aree riutilizzabili come le aree industriali dismesse, scali ferroviari, mentre esistono aree inedificabili perchè destinate a servizi pubblici o verde agricolo.

Le aree industriali dismesse sono state in questi anni il grande bacino della nuova urbanizzazione di Milano: già dalla seconda metà degli anni 90 si è avviato il processo di riconversione ai fini prevalentemente residenziali dei circa 10 milioni di mq di aree disponibili che si completerà per una quota del 70% entro i prossimi 2-3 anni.

Le prime realizzazioni effettuate attraverso i PRU hanno hanno consentito, su circa 1,6 milioni di mq con indice medio di 0,58 mq/mq di mix funzionale di realizzare residenze per poco più di 16.000 nuovi abitanti teorici. Gli interventi successivi ai PRU, cioè i PII e le concessioni edilizie dirette hanno utilizzato indici più alti (in media 0,78 mq/mq) ma sempre con edilizia residenziale mista a terziario e commerciale.

Se ora si pensasse di dover trovare aree per collocare i 700.000 nuovi abitanti, ipotizzando un indice pari a 1 mq/mq di tutta residenza (quartieri cioè più simili a Quarto Oggiaro che a Pompeo Leoni o a S. Giulia), bisognerebbe reperire almeno 35 milioni di mq (25 mq di slp per per abitante più il 100% per funzioni compatibili, per servizi pubblici e viabilità), a fronte di aree trasformabili residue (Bovisa, Scalo Farini e Porta Romana oltre a Cascina Merlata e Area Expo e aggiungendo anche l’Ortomercato) pari a poco più di 6 milioni di mq . Solo l’utilizzo intensivo ai fini residenziali delle aree agricole vincolate dal Parco Agricolo Sud Milano (eventualità da tutti considerata insopportabile per el conseguenze negative sull’ambiente e sul paesaggio storico della città) consentirebbe di raggiungere l’obiettivo.

L’obbiettivo dei 700.000 di abitanti a Milano non è dunque sostenibile e compatibile con l’attuale assetto urbanistico e territoriale della città in quanto si dovrebbero utilizzare, oltre alle aree attualmente disponibili poiché aree di trasformazione (6 milioni di mq) sufficienti per 200.000 abitanti ammassati in quartieri ad alta densità edilizia e privi di servizi pubblici, altri 29 milioni di mq recuperabili solo sulle ultime aree agricole del Parco Agricolo Sud Milano arrivando ad una urbanizzazione quasi totale del territorio comunale.

Il territorio agricolo Sud Milano, ricco di storia, di paesaggio e di valore economico-produttivo merita ben altra considerazione rispetto a questa disgraziata eventualità.

Veniamo ora alla seconda argomentazione, e cioè attraverso quali strumenti si potrebbe consentire un (parziale) obiettivo di incremento della popolazione milanese, richiamando, in particolare, i pendolari già costretti dagli alti valori immobiliari milanesi a uscire dalla città per trovare un alloggio. L’ipotesi di un premio volumetrico in cambio di edilizia convenzionata e di un affitto equo è certamente uno strumento conforme ai principi di sussidiarietà orizzontale che vedono oggi l’operatore pubblico collaborare con quelli privati per realizzare insediamenti di qualità e di valenza sociale, tuttavia questo implica una capacità di controllo e di indirizzo da parte dell’operatore pubblico che sino ad ora non si è manifestata nel comune di Milano e che ci porta a riflettere sulla terza argomentazione che proponevo: ci sono le garanzie per una politica urbanistica alternativa rispetto alla passata politica che oggi non si vuole condividere?

La politica urbanistica milanese ha già conosciuto due momenti di reazione alle regole in essere; il rito ambrosiano degli anni sessanta e la deregulation degli anni ottanta. Il rito ambrosiano delle licenze in precario si opponeva a un piano regolatore che, sebbene sovra-dimensionato per gli altri indici di fabbricabilità, vincolava ancora il 50% del territorio comunale a verde agricolo, funzione incompatibile con le capacità operative di un regime immobiliare che voleva rispondere al fabbisogno abitativo di quegli anni realizzando quartieri ad alta densità e privi di servizi pubblici1.

La deregulation degli anni 80 continua a vedere il piano regolatore come un insieme di lacci e lacciuoli che impediscono la libera espressione dell’operatore immobiliare e ancora una volta si interviene attraverso il fabbisogno abitativo per erodere ulteriori aree al verde agricolo (progetto casa)2.

Oggi il piano regolatore non è piu’ lo strumento che indirizzerà la trasformazione urbanistica di Milano, sostituitto da un piano di governo del territorio, documento di tipo programmatico, e non vincolistico, ma ancorato, nelle sue scelte, alla valutazione ambientale strategica al recepimento dei vincoli e delle politiche di sviluppo correttamente espresse a scala provinciale e regionale, a obbiettivi di qualità e di valorizzazione delle risorse territoriali.

Tuttavia sembra che il meccanismo delle azioni e delle iniziative imprenditoriali immobiliari si muova ancora nel solco del rito ambrosiano e della deregulation.

  1. G. Campos Venuti, A. Boatti, A. Canevari, V. Erba, F. Oliva “Un secolo di Urbanistica a Milano” Clup, 1987

  2. F. Oliva “l’Urbanistica di Milano” Hoepli 2000

Posted: Novembre 18th, 2008
Categories: rururbano
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