News for Novembre 26th 2008

Il Tempo e il Margine

Progettare luoghi per l’Inte(g)rAzione

Anna Arioli

Il tempo è sempre stato presente nei miei lavori dove lo spazio è agito, dove il rimando al tempo della storia ma anche al tempo dell’attraversamento è evidente. Qui il mio “segno contestuale” è chiaramente dentro una storia che è, anche, storia personale. La scultura agisce sul luogo assumendone gli spessori storici e culturali, gli equilibri, le misure, le morfologie proprie della città. La scultura si fa “luogo del pensare”, elaborazione di forma, ove il rapporto con l’opera diventa misura del pensiero sul nostro essere e stare nel luogo (nel mondo). La scultura si fa pensiero.

foto Enrico Cattaneo

Mauro Staccioli , “Le balze” _ ferro nero, cm 250×1000 cad. (6 elementi) _ Mura etrusche, Volterra (1972)

ComPresenza e ConTemporaneità Il territorio è una superficie con uno spessore legato al tempo, un deposito di materiale stratificato e complesso, nel quale andare ad individuare tracce nascoste o scomparse, tracce a tratti visibili e presenti  allo sguardo o tracce ancora non ben riconoscibili, in modo che il paesaggio, urbano e non, possa essere materiale di indagine scientifica per il recupero di quei segni a cui ancorare le trasformazioni future. Frammento, segno e traccia emergono dall’intricata disorganicità contemporanea ed il panorama diventa quello di uno spazio composito fatto di elementi sovrapposti (1).

Lo sguardo che riconosce il luogo affronta la comprensione di esso attraverso il riconoscimento delle sue parti e delle loro interazioni, e la considerazione inevitabile dell’azione della variabile temporale su di esse, tendendo perciò a penetrare lo spazio da un lato per elementi semplici, dall’altro per strati sovrapposti. L’indagine della forma e dei luoghi dell’ambiente si unisce al riemergere della memoria, dal passato e dal presente, poiché i “materiali” per immaginare la nuova città, dunque per il progetto,  derivano necessariamente dall’interpretazione di ciò che nel tempo sul territorio si è depositato: “la creazione vive come genesi sotto la superficie visibile dell’opera” (2).

TrasformAzione _ tempo e progetto Imprescindibile è la considerazione della dimensione temporale in qualunque processo di ricerca, scientifica, artistica, esistenziale: così il Progetto - di architettura ed urbano - deve essere luogo della compresenza dei tempi che nei corsi e ricorsi della storia si succedono e si sovrappongono, il tempo passato, quello presente e quello futuro: in dialogo con le tracce che continue attraversano la nostra memoria e dedito alla ricerca di risposte per le attese - materiali e poetiche - dell’uomo per cui lo spazio è creato, contenitore di nuove ma già incise necessità e identità.

E’ un gesto inscritto nel tempo, memoria presente volta al futuro, che non appartiene al tempo lineare e meccanico della scienza ma alla durata del tempo vissuto della coscienza, un gomitolo di filo che cresce conservando se stesso nella vita dell’io, che vive il presente con la Memoria del passato - “il nostro passato ci segue e s’ingrossa senza posa col presente che raccoglie lungo la strada” (3) -  e l’anticipazione del futuro.

Si parla (oggi) sempre meno un linguaggio temporale. Il passato non viene più pensato come una fonte a cui attingere per arricchire il presente, allo stesso modo in cui il presente non si nutre più di prospettive future. Siamo ripiegati nel presente, nell’immagine, vale a dire nello spazio (4).

Urge recuperare una capacità trasformativa densa di profondità temporale, non soltanto relativa a ciò che c’era prima - in noi o nelle cose - ma anche a ciò che potrà esserci nel futuro: occorre ripensare al significato primo della parola “pro-gettualità”, la  volontà di lanciare avanti qualcosa, un’azione che prende nell’esistente ciò che sceglie come fondamentale e non trascurabile, lo medita lo comprende ed infine lo trasforma, lo fa suo per la creazione di luoghi e di significati nuovi, prossimi e duraturi. Prendo a riferimento quei progetti di architettura che, a partire da uno studio approfondito dello “stato di fatto”, agiscono incidendo sul territorio nuovi segni e sensi, che comprendono in sé quelli originari e già presenti - spesso muti - li mettono in dialogo con la propria memoria, creando luoghi capaci di accogliere ogni  Presente.

InterSezioni _ attraversare i tempi della città L’importanza della dimensione temporale emerge alle successive fasi progettuali - la lettura e la scrittura - ed alle diverse scale alle quali lo sguardo indaga ed il progetto agisce.  Così le tracce della memoria - collettiva ed individuale - riemergono dalle stratificazioni e dai successivi sviluppi temporali anche nel tessuto della città contemporanea, secondo una duplice direzione spaziale:

La sezione orizzontale: Espansione _ dal centro alla periferia è l’espansione progressiva sul piano orizzontale, dal nucleo storico ai suoi successivi sviluppi fino alla periferia ed alla città diffusa.

La Sezione verticale: Stratificazione _ dalla quota più bassa della città di fondazione fino alla superficie vissuta della contemporaneità - la quota zero del presente - ed alla verticalità dello skyline proteso al futuro procede la crescita e la stratificazione verticale.

Accade pertanto un attraversamento che non è soltanto fisico - dallo spazio compatto della città consolidata a quello dilatato della periferia diffusa - ma anche temporale, un percorso della memoria, dal passato nel presente e vero il futuro, conosciuto ipotizzato o addirittura incerto, ma pur sempre contenuto nelle premesse che per esso sono state poste.

In Límite Limite è fascia di contatto, di scambio, incontro o anche scontro tra realtà diverse: centro/periferia; interno/esterno; intero/frammentato. In tale contesto con forza ancora maggiore il progetto incarna un punto di incontro non solo tra spazi ma anche tra tempi differenti, tra memoria e proiezione in avanti: è esso stesso cerniera temporale tra mondi che qui molto più che altrove si confrontano. Il progetto può attraversare il limite per legare insieme realtà lontane: Il confine - tra i confini - (5) è una zona d’eccezione, perché porta in sé tutta la ricchezza del confronto. E’ fascia di rispetto - zona franca - ma è anche l uogo di conflitto e di guerra, dove le contraddizioni acquistano un’intensità pungente; è zona d’ombra (5) entro la quale le identità si confondono e dialogano, ma in virtù della quale esse recuperano significato e rimettono in equilibrio il proprio centro.

Ogni situazione di crisi è occasione per intravedere alcune risposte, oltre la voragine si apre  la Verità. Credo si possa e si debba partire per una crescita proprio dalle situazioni al limite, realtà critiche e problematiche - le aree di margine del tessuto urbano e metropolitano; i territori limite delle sperimentazioni scientifiche; le situazioni d’emergenza socio-economica o di povertà umana ed affettiva; le sfide più grandi che innumerevoli stimolano le nostre intelligenze. Il margine come potenzialità perché anello di rottura di un sistema in crisi e punto di incontro di temporalità sovrapposte - reali o nascoste - che ci si apre davanti agli occhi e ci si offre per l’indagine, la ricerca, l’azione progettuale diretta ad un progresso non soltanto disciplinare ma etico e civile.

Inte(g)rAzione_agire tra i tempi del margine per la creazione di luoghi Il progetto in contesti di margine  indaga le possibili soluzioni spaziali in situazioni che si presentano contraddittorie e difficili, cerca risposte a problematiche assai ampie, poste fra l’instabile paesaggio della diffusione urbana e i lacerti di un territorio rurale o comunque più antico che fatica a mantenere i suoi connotati. Esso mira a modulare il vuoto, a dare forma ed identità al bordo, a quel limite  (tra l’urbano e il non-urbano, tra il pieno e il vuoto) da rispettare e valorizzare, alla fascia di margine che non è linea ma luogo, con un suo spessore problematico e potenziale, stabilendo relazioni legate agli spazi e ai tempi che qui si scontrano - si sovrappongono - possono dialogare.

Margine è luogo di contatto tra fasi d’espansioni successive, fascia di passaggio o piano di sovrapposizione, ed è questo il dove del Progetto architettonico ed urbano. Qui esso si deve interrogare con insistente urgenza per porre domande ed aprire un dibattito critico e per proporre ipotesi risolutive di questioni assai complesse; sui può realizzare quella intersezione che già è data, cioè coglierne e potenziarne il valore, agire con sguardo operante.

Margine verticale ed orizzontale sono non più nè solo punti o linee ma inter-sezioni, incroci di aree e di spessori, che si fanno inter-azioni nel momento in cui il progetto sa dare loro forma, identità, valore catalizzatore di sensi e suggestioni.

Il margine, nella sua accezione più ampia, teorica e fisica, diventa occasione per una riflessione ed un’azione che mirano ad integrare i tempi che si toccano ai suoi lati, senza volerli confondere o alterare, ma procedendo nella direzione di una loro fertile compenetrazione, per la costituzione di nuovi luoghi.

Saper riconoscere  la presenza stratificata di tempi e di usi diversi nella città contemporanea, saperne cogliere il significato e l’importanza per una comprensione ed un’azione progettuale realmente dialogica e costruttiva è fondamentale per uno sviluppo - culturale, sociale, economico, storico. Soltanto lo sguardo attento del progettista che colga ogni traccia e ogni tempo nei luoghi sui quali agisce, ed massimamente nei luoghi sui quali è forte l’azione delle tensioni in gioco - i già nominati contesti di margine - potrà possedere le capacità necessarie alla composizione di nuovi e futuri equilibri. “L’uomo che, quando guarda, vede soltanto ciò che è qui ora, e non quello che potrebbe esserci, non vede affatto“(6).

Se i valori che costituiscono il nostro operare ci domandano qualcosa di più che la semplice preservazione di ciò che davanti agli occhi ci si presenta, qualcosa di meglio che un oggetto accattivante per l’immediato ed incessantemente mutevole gusto, non è possibile né auspicabile limitarsi al mantenimento di manufatti non più vivi né vivibili, né tantomeno alla progettazione di spazi assenti di qualsiasi profondità temporale, sorti hic et nunc senza alcuna capacità di intessere relazioni col prima e col dopo. Ci è chiesto di ricucire ciò che è stato lacerato, di recuperare le identità che sono state perdute, di donare senso e bellezza dove questi urgono, mettendo in dialogo la Memoria Universale e Particolare di un tempo non più storico ma sempre contemporaneo con luoghi e tempi futuri, mantenendo attenzione ed intenzione su ciò in cui il progetto trova la sua ragion d’essere, sul tempo a venire.

Note: (1) Guya Bertelli, Frammenti, scritti di architettura, ed. Clup, Milano 2002; (2) Estratto dai commenti alle opere di Paul Klee, presso la mostra “Paul Klee - Teatro Magico”, Milano - Fondazione Mazzotta, gen-apr 2007; (2) Marc Augé, Tra i confini, città, luoghi, integrazioni, B. Mondadori, Milano 2006; (3) Henry Bergson, Saggio sui dati immediati della coscienza (1889), in Opere (1889 - 96), trad. It. F. Sassi, ed. Mondadori ; (4) Marc Augé, Tra i confini, città, luoghi, integrazioni; (5) J.Conrad, La linea d’ombra, ed. Rizzoli 2008, dal testo originale The shadow line, 1917: “Si procede identificando le pietre  miliari dei predecessori, eccitati, divertiti, prendendo la cattiva e la buona sorte assieme. E il tempo, pure, procede - fintanto che si percepisce davanti una linea d’ombra, l’ammonimento che la regione della prima gioventù, anch’essa, deve essere lasciata indietro”; (6) Cosi Peter Marcuse  -  nel testo “Of time and the Fetishization of the Built City“,  parte della sua discussione “The Layered City”, in Peter Madsden,  Copenhagen and New York: a comparison  -  cita Robert Musil.  Vedi anche Peter Marcuse, Dual City: a muddy metaphor for a quartered city, Interational Journey of Urban and Regional Research, vol.13, no.4 Dicembre1989.

Posted: Novembre 26th, 2008
Categories: dèjà vu
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