Tra i miei primi appunti di ricerca, annotavo: “È COME SCOLPIRE IL TEMPO” (1).
Così l’autore russo definisce il montaggio con cui egli articola, compone il fluire del tempo, generandone una nuova qualità, intesa come nuovo carattere. Tale composizione del tempo è un ulteriore procedimento per dare ad esso una forma. Pertanto risulta che il carattere di una composizione è determinato dal modo di comporre la dimensione temporale all’interno di una inquadratura (2). La dimensione temporale (3), quindi, come strumento necessario per la descrizione (4) e per la comprensione di nuove azioni sulla città contemporanea. L’introduzione della variabile “tempo” nella lettura della città porta ad interpretare il continuo evolversi dei “fatti urbani” e la continua relazione tra permanenze e mutazioni, in modo tale da offrire un nuovo strumento di ricerca alla disciplina del progetto urbano, che deve confrontarsi e misurarsi con il divenire della città contemporanea. La complessità del rapporto tra i modi di analizzare e descrivere il dato di fatto del contesto urbano e gli strumenti e le prescrizioni di intervento in tale contesto, trova nel modo di comporre la dimensione temporale la sua frontiera di interfaccia e il punto di contatto fra i diversi tempi della città: quella del passato e quella del futuro. Un comporre secondo una logica non più diacronica bensì sincronica, in cui la simultaneità di comporre architetture di diversi tempi della città diventa la sua essenza, il suo destino. Il suo carattere. La città storica diventa città contemporanea.
(1) Andrej Tarkovskij, Scolpire il Tempo. Ubilibri, Milano 2005.
(2) L’inquadratura può essere intesa come il limite che definisce l’area-studio.
(3) Da uno dei cinque curricula della scuola di dottorato in Progettazione Urbana, “La ricerca di una tradizione: si introduce il tempo nella descrizione; ciò che ha una durata, che vuole continuare ad essere. L’indagine riguarda le modalità dell’essere nuovo eppure riconoscibile. [...] Un’attenzione alla realtà che si manifesta come un carattere dell’innovazione che si traduce in un ostinato, ancorché caotico e frammentario riemergere di radici che appaiono insopprimibili”.
(4) L’altro curriculum è “Dalla descrizione alla prescrizione: l’aggiornamento delle strumentazioni disciplinari dalla descrizione del contesto alla costruzione del testo. <<La chiave é guardare… Guardare. Osservare. Vedere. Immaginare. Inventare. Creare>>. Le Corbusier fissa nel progressivo approfondimento della percezione la finalità del progettare”.
Dall’Introduzione della Tesi di Dottorato di Pasquale Mei, dal titolo: Il Tempo della Simultaneità nel Progetto Urbano: tra permanenze e mutazioni, discussa il giorno 27 Gennaio 2009 (Relatore Prof. Arch. Fabrizio Spirito)