News for Aprile 2009

percorrenza percorrere percorso

P E R C O R R E N Z A , una definizione.

Di Alessandra Giannini

Il termine percorrenza, nelle definizioni dei vocabolari di lingua italiana, identifica lo stato del percorrere, dell’ attraversare un luogo per tutta la sua lunghezza ed estensione . L’etimologia del termine deriva dal latino percurrere composto da per attraverso e currere correre. Ad oggi non implica una velocità sostenuta come avveniva etimologicamente ma mantiene un’accezione neutra per quanto riguarda la velocità di percorrenza.
La parola percorrenza è declinata in un’accezione che connota una condizione che appartiene alla società contemporanea. “La mobilità, come il consumo, è diventata un valore assoluto inalienabile, testimonianza quotidiana di far parte della propria epoca, di condividerne l’inconscio. In questo scenario la mobilità produce inevitabilmente una propria peculiare architettura, come le sue ragioni e conseguentemente con le sue forme.” 1Oggi esiste una mobilità di massa che interessa una parte significativa della nostra popolazione mondiale che viaggia e si sposta quotidianamente. “La portiera dell’automobile costituisce dunque la seconda porta, la porta di un trasporto fuori dalle mura.”2
La percorrenza è un gesto del quotidiano, tanto familiare da portare a paragonare l’abitacolo dell’autovettura ad una “camera con vista”.  L’etimologia di abitacolo è anche la stessa di abitazione, da habitus.. Se il viaggiatore percorre le strade e viaggia con altri mezzi di trasporto allo stesso tempo si trova in una sorta di doppio della propria dimora ed assiste allo spettacolo dello spazio esterno come da una finestra.
Questa condizione porta da un lato alla fruizione di massa degli spazi della percorrenza e conseguentemente ad una forma di spettacolarizzazione delle architetture sugli spazi della percorrenza in quanto parte di un immaginario comune. Inoltre la percezione del  paesaggio circostante negli spostamenti quotidiani è oggi un esperienza comune e come ogni fenomeno esteso e pervasivo ha sviluppato un’estetica della percorrenza che trascendendo dal fenomeno stesso ha creato un proprio sistema di riferimenti e di valori. ” Percorrendo le strade e viaggiando in ferrovia, milioni di persone percepiscono ogni giorno le trasformazioni di città e campagna. Per esse le autovetture sono anche una camera con vista. “3

Archetipi della percorrenza

La ricerca parte dalla definizione di alcuni archetipi e paradigmi legati al tema della percorrenza. Archetipo è un termine usato in filosofia per definire l’idea Platonica del paradeigma della forme di cui le cose sensibili sono semplici copie. Il processo di astrazione e di generalizzazione  serve all’ uomo per riconoscere le cose. S. Agostino in De Diversis Questionibus definisce l’ archetipo come idea pricipalis, modello delle cose e condizione per la loro intellegibilità. Il paradigma è un modello di riferimento, un termine di paragone (paradèigma= esempio). In filosofia della scienza un paradigma è la matrice disciplinare di una comunità scientifica in cui si sedimenta una visione globalmente condivisa del mondo scientifico disciplinare. Il paradigma delimita il campo, la logica e la prassi della ricerca come un principio “ordinatore” leibniziano. Il paradigma come “primo motore immobile” è per Thomas Kuhn largamente condiviso dalla comunità di studiosi. Il paradigma prevalente rappresenta una forma di vedere la realtà o le strade proposte per l’investigazione futura. Richard Ingersoll in Jumpcut Urbanism eleva il viadotto, inteso come una classe di fenomeni legati alla percorrenza, a archetipo occidentale pimigenio dello spazio aperto.

Il paradigma della rete

“Il perfezionamento dei trasporti (treni e overcraft, areoplani supersonici) e la loro organizzazione, riducono la distanza tra i luoghi e il loro antico ascendente consentendo agli individui una appartenenza quasi planetaria.” 4Lo spazio contemporaneo si definisce in una tessitura di connessioni che si materializzano in strade e percorsi che uniscono velocità e continuità modificando il rapporto dell’uomo con il paesaggio e con il territorio. Il “passaggio dalla linearità alla topologia” definisce un nuovo livello di connessione tra i luoghi e allo stesso tempo definisce lo spostamento attraverso i luoghi. Questo modello è stato riconosciuto nella struttura a rete dove nei nodi si identificano i punti di raccordo tra i diversi elementi della rete. Il sistema a rete ha permesso di ridurre le distanze tra i luoghi e quindi di creare un senso di appartenenza “planetario”. Questo d’altra parte riduce le specificità locali ed il senso di appartenenza ad un luogo specifico. Scompaiono i punti di riferimento identitari in favore di una “globalizzazione” dei valori. I nuovi modelli di condivisione e di interscambio sono legati a denominatori comuni ad un collettività estesa e sempre meno ad una specificità locale. Il modello spaziale della rete si affianca ad un modello arcaico della strada come luogo dello spazio pubblico. I nodi sono i nuovi elementi generatori di luoghi. Questi spazi sono stati anche definiti non luoghi, in quanto privi dei caratteri di identità tipici dei luoghi antropologici, in quanto costituiscono un doppio dei luoghi della comunicazione tipici dell’urbanesimo. “Oggi l’abolizione delle distanze di tempo, attraverso i diversi mezzi di comunicazione e telecomunicazione, attua una confusione i cui effetti (diretti e indiretti) ricadono sulla Città, effetti di torsione e distorsione iconologica, dove i più elementari punti di riferimento scompaiono gli uni dopo gli altri(..) ” 5

Percorrenza immateriale

“..rendiamo grazie alle reti dello spazio di connessione che oggi chiamo spazio di agganciamenti, perchè le sue formidabili protesi ci consentono ormai di agganciare e di installare qualunque impianto o residenza, in qualsivoglia contesto.” 6
Oggi lo spazio della connessione si dirige verso lo scambio delle informazioni attraverso le reti informatiche, Questo nuovo modello avrà una ripercussione nella topologia e nell’urbanizzazione spaziale. Se da un lato questo spazio di agganciamento, come lo definisce la Choay,  permette insediarsi liberamente in qualsiasi contesto potendosi altresì  relazionare con gli altri, dall’altra, come prefigura Virilio, rischia di anniettare i dispositivi spaziale della prossemica urbana generando dispersione e disgregazione con il rischio di una diffusa atopia o al contrario co nla creazione di una nuova topica legata a nuovi modelli spaziali.  Se da un lato la percorrenza veloce si materializza negli spostamenti per mezzi di trasporto sempre piu’ efficienti dall’altro la connessione immateriale restituisce un tempo di percorrenza lento che avviene in loco. In prospettiva lo spazio della percorrenza diviene da una lato talmente veloce annullare lo spazio ed il tempo nella connessione immateriale e dall’altro ritorna al luogo, si restringe ad una logica estremamente locale. “La teoria delle reti ha da tempo dimostrato la logica topologica dei flussi di trasporto e di trasmissione. (…) Se l’ informatica con le sue reti, le sue banche dati ed i sui terminali è sicuramente energetica, (…) l’informazione trasmessa è anche un modo di formazione che marcherà domani i diversi ambienti dell’organizzazione considerata. “7 “La concentrazione nel tempo reale dell’emissione e della ricezione rinnova l’antica concentrazione nello spazio reale della coabitazione, quell’unità di vicinato che fino a questo momento è stata appannaggio dell’ architettura urbana.”8

Estetica della percorrenza

“Dall’estetica dell’apparizione di una immagine stabile, presente per la sua statica, all’estetica di un’immagine instabile, presente per la sua fuga (cinematica, cinematografica…) abbiamo assistito ad una trasmutazione delle rappresentazioni.” 9Lo spazio della percorrenza ha sviluppato caratteri morfologici peculiari che definiscono  una propria estetica. L’estetica della percorrenza viene elaborata in alcune tappe fondamentali del pensiero contemporaneo. I futuristi per primi nel nostro paese trattarono i temi legati al movimento ed in particolare alla velocità in modo programmatico. In un analisi sincronica si può notare come da un lato l’estetica della percorrenza suggerisca in autori come C .Sitte uno spazio da percorrere lentamente, ovvero uno spazio pubblico pedonale in contrapposizione a quello dei flussi veicolari, dall’altro invece si delinea una tendenza opposta che insegue la velocità veicolare e cerca di riprodurne le forme in termini spaziali. Con Le Corbusier nasce una vera e propria architettura delle infrastrutture che introduce il tema della percorrenza veloce unito ad un funzionalismo delle infrastrutture e giunge ai giorni d’oggi in progetti come quelli di Rem Koolhas. Oggi l’estetica della percorrenza del si dirige verso immagini di instabilità, nel mutare del punto di vista e delle prospettive, ma dall’altro riemerge la necessità di sviluppare percorsi a percorrenza lenta che tornino a creare un rapporto con i luoghi percorsi. Con il Futurismo in Italia si inizia a diffondere in Italia una nuova concezione artistica che prende in considerazione una nuova estetica legata al movimento: i temi di ricerca dei futuristi interessavano la città e in particolare il movimento delle macchine.  Futuristi definiscono un primo approccio programmatico ai temi del movimento ed in particolare della velocità. Il tempo di percorrenza è qui veloce. Il dinamismo diviene una nuova chiave di lettura e di trascrizione della realtà. Questo spinge a scomporre il mondo reale in visioni seriali e dinamiche e a sviluppare tensioni creative legate allo spazio del movimento. Lo spazio della mobilità diviene campo di applicazione delle teorie futuriste e vede nelle scene urbane di S. Elia la sua prefigurazione. “In arte la forma in movimento è una invenzione futurista agli artisti futuri-sti si deve, infatti, l’assioma per cui la modernità è movimento e come tale andasse rappresentata sia come arte che come stile di vita. I futuristi avevano ipotizzato una mobilità di élite, concessa a pochi iniziati, sottovalutando con ciò la portata ed il calibro del fenomeno. L’architettura sembra invece sin dall’inizio trovarsi a suo agio nella rappresentazione della mobilità e non poteva essere diversamente in quanto solo negli spazi si poteva di fatto attuare quella visione in movimento e quel coinvolgimento dinamico auspicati dai futuristi. “10  Nella definizione delle tappe che rappresentano l’estetica della percorrenza è importante sottolineare la posizione di Camillo Sitte che pone lo spazio della sosta in antitesi allo spazio della circolazione. Sitte identifica lo spazio pubblico con una percorrenza lenta e  delimitata da figure architettoniche al contorno, che si contrappone allo spazio veicolare e  auspica il “ritorno” dello spazio pubblico nelle piazze. Chiaramente emerge una contrapposizione tra una percorrenza lenta della figura umana che vive lo spazio pubblico e la percorrenza veloce della vettura. Dal XIX secolo nella maggior parte delle città europee la circolazione veicolare diviene elemento generatore della struttura portante dello spazio urbano  che perde di significato pubblico: le piazze stesse divengono organi di distribuzione del traffico della circolazioni, rotatorie e parcheggi. In Der Stadbau, l’arte di costruire le città, l’autore cerca di dare indicazioni efficaci su come ridare valore e significato ai luoghi dello spazio pubblico. Lo spazio della percorrenza per Sitte è quindi distinto tra uno spazio veloce per la circolazione ed uno lento per il pedone che deve percorrere lentamente gli spazi della relazione. “Lo spazio di circolazione è talmente estraneo alla nozione di chiusura che edifici piu’ importanti, monumenti del passato o nuovi poli di attività, sono liberati, resi accessibili, isolati dal loro contesto, secondo un processo che il nostalgico Sitte chiamava la malattia moderna dell’isolamento”11
Un altro importantissimo autore che ha teorizzato il tema della percorrenza è l’americano Kevin Lynch. L’urbanista definisce il disegno percorsi come uno degli elementi che contribuiscono a elevare la figurabilità delle città, i percorsi contribuiscono a ordinare l’insieme a creano attraverso la gerarchia e l’orditura delle strade  il telaio per l’immagine urbana. “Una struttura di percorsi deve avere una certa sepmìlicità di forma per produrre un’immagine chiara. La semplicità è richiesta in senso topologico piu’ che geometrico.”12  Gli osservatori possono venire colpiti dalle qualità cinestetiche del percorso, cioè dal senso del movimento nel suo sviluppo, svolte, salite, discese ecc. La percorrenza puo’ quindi creare una forma di percezione dinamica che crei identità e produca una “esperienza continuativa” La vista dalla strada, cioè la percezione in movimento sono un presupposto fondamentale per strutturare ed identificare il contesto e permettere di delineare sequenze urbane tali da definire un townscape, un paesaggio urbano. “Consapevolezza di movimento:le qualità che rendono sensibile all’osservatore il suo movimento reale o potenziale, attraverso sensazioni fisiche e cinestetiche. (…) poiché una città è percepita attraverso il movimento, queste qualità sono fondamentali, e sono impiegate per struttruare e persino per identificiare, ovunque esse siano abbastanza coerenti da consentirlo.”13 Le Corbusier è uno dei primi progettisti a strutturare impianti di progetti a scala urbana sulla percorrenza. Attraverso questi schemi definisce interi piani urbanistici come il piano di Algeri. Nel progetto della  sede Olivetti a Rho del 1964 Le Corbusier struttura l’intero disegno dell’impianto sul tema della percorrenza. Si differenziano gli schemi per il movimento della percorrenza veicolare da quelli del movimento della percorrenza pedonale interna. Tali sistemi interagiscono tra loro fondendosi e la struttura architettonica si delinea sul sito con una valenza topografica restituisce nelle figure architettoniche le forme del movimento dei flussi. I bracci dell’edificio si imperniano su un basamento dalle forme sinuose creando un’immagine che unisce una struttura organizzata ad un basamento orografico. “Per Le Corbusier il movimento non è solo un problema funzionale da risolvere, ma è lo schema primario dei suoi impianti, basti pensare ai piani urbanistici dei primi anni trenta - Algeri, Rio, Bueno Aires, Montevideo - visioni territoriali strutturate sulla percorrenza autostradale  Ma è agli inizi degli anni sessanta che LeCorbusier produce dei progetti a scala edilizia in cui la riflessione sul movimento si attesta su quello che potremmo definire un realismo utopico, ancora difficilmente superato e a cui Rem Koolhaas e la sua scuola devono praticamente tutto. “14

Figure della percorrenza

Why is it we cannot find for each place the form for our generation? 15Qual’è la forma per la nostra generazione che identifichi ogni posto, si chiedevano gli Smithson negli anni settanta e la domanda è sempre attuale. E’ nel progetto che si puo’ ricondurre allo spazio della percorrenza le figure dell’architettura. Secondo Edgar Rubin la nostra percezione del mondo si divide in una figura,  l’oggetto dell’attenzione , e lo sfondo. La figura si distingue dallo sfondo principalmente per il fatto di essere delimitata da un contorno. La figura si traduce in forma che come sostiene Simmel, è un confine. Le figure che nella città classica sono nomi comuni oggi nella città diffusa sono poco riconoscibili. Aper poter dare un nome alle cose, e si possa parlare di soglia, di porta di margine occorre operare una scrittura riconoscibile del suolo.  In architettura le figure registrano alcune condizioni dello spazio contemporaneo e evocano delle immagini spaziali. La strada si mostra come una delle figure inaugurali dello spazio pubblico.” con il termine figura si intende un riflesso generato dalla condensazione di esperienze complesse che, in periodi storicamente determinati, assume caratteri di relativa stabilità nell’immaginario collettivo. Si possono identificare alcune figure che sono “fondamentali e fondative dell’architettura dello spazio pubblico”16Strategie e le pratiche del progetto di architettura nello spazio della percorrenza si attuano attraverso l’introduzione di nuove figure e elementi regolatori.  Attraverso l’interpretazione degli assunti teorici e concettuali che riguardano lo spazio della percorrenza e lo studio dei progetti “paradigmatici ed esemplari” è possibile astrarre e definire di alcune figure architettoniche contemporanee e produrre nello spazio della percorrenza con gli strumenti dell’architettura nuovi luoghi per la condivisione degli usi.  «la virtù grandissima della visione è che non solo si tratta di un “medium”  estremamente articolato, ma che il suo universo offre informazioni inesauribilmente ricche circa gli oggetti e gli eventi del mondo esterno. Pertanto la vista è il “medium” primario del pensiero»17

Tempi lenti e veloci.

La parola percorrenza implica i concetti movimento di  spazio e di tempo. Il mutare di tali concetti determina una diversa concezione della percorrenza. La velocità è un carattere implicito nella nostra epoca caratterizzata da spostamenti con mezzi sempre più efficienti, la distanza tra due punti si accorcia  e quindi anche il tempo per giungere da uno all’altro. Oggi la percorrenza è misurata dalla velocità: il “tempo di percorrenza”.  Lo spazio della percorrenza veloce si configura spazialmente in un modello topologico. Si delineano dall’analisi dei casi e dei modelli alcune forme architettoniche della percorrenza veloce, come la figura dell’estensione (la superstrada, l’autostrada), la figura del limite(la ferrovia, la via d’acqua), quella della dinamica del flusso (nodo, svincolo).”..Non è piu’ il tempo di passaggio a servire da parametro allo spazio di percorso, ma è la velocità, la distanza-velocità a divenire la misura, la dimensione privilegiata dello spazio come del tempo.”18 Un progetto paradigmatico è di Oma, il Zeebrugge sea terminal, in Belgio, del 1989. “Koolhaas in questa occasione propone un oggetto che sembra essere una riedizione della architettura radical anni sessanta recita in particolar modo le cupole ambientali di Buckminster e di Fuller”19. Un altro progetto esemplare è di Manuèl de Solà Morales,  ambientato a Genova ed è uno studio intitolato la facciata della sezione urbana, 1999 “Le case di Genova sembrano sospese sopra il porto. La topografia verticale del centro storico è simile a una facciata che sostiene la città, sul punto di cadere in acqua, sul margine la drammatica, pressante necessità del traffico fece innalzre negli anni sessanta una sinuosa struttura metallica, la sopraelevata.” scrive Manuèl  De Solà Morales, Con un lucido sguardo al contesto il progetto prevede di duplicare la sopraelevata Genovese, cosi’ da permettere una viabilità automobilistica est ovest e allo stesso tempo aprendo una facciata virtuale sul fronte verso il mare, in cui alloggiare le funzioni necessarie. La facciata continua lungo la sezione urbana permette di ridare vitalità e vigore al porto di Genova tuttora attivo. Il progetto prevede un “sottocorso” che crei una passeggiata ed un collegamento pedonale oltre che viabilistico sospeso, con vista sulle attività portuali. Questa struttura ragiona sulle figure dell’estensione unendo mobilità veicolare e pedonale e definendo con sei diversi livelli i fronte della città: livello mare, porto, sottocorso, sopraelevata, corso storico e infine tessuto urbano. Questa nuova geografia artificiale unisce in un progetto unitario i luoghi della percorrenza lenta e veloce e insieme dell’abitare.

Questo progetto sintetizza l’idea di funzionalismo infrastrutturale, con una immagine vigorosa dal forte segno architettonico e dai toni “spettacolarizzanti”. Il progetto di Zebrugee è oggetto di un concorso per un terminal in belgio,Il dispositiva condensa al suo interno tutte le reti e i dispositivi per la percorrenza, nell’interno cavo tutte le funzioni si pongono in diretta relazione le une come le altre come in un grande nodo di scambio sotto vetro. Il soggetto diviene proprio la congestione ed il dinamismo dei flussi. amplificati tanto da divenire un evento architettonico ed una figura spaziale.

Il tempo lento della percorrenza è quello del pedone o del ciclista in contrapposizione o gli accessi veicolari secondari. “Il taglio priva di importanza il frammento perchè lo accetta naturalmente; e lo incatena allo stesso modo in cui nell’esperienza di un percorso per la città si riassume l’attività di un giorno, la visita di un turista, o la sezione grafica di un profilo edilizio tracciato a partire dalle fognature e dal metrò fino allo skyline. “20La percorrenza lenta struttura un tracciato di segni minori nella tessitura dei segni territoriali. Questi segni sono spesso dimenticati ma si misurano spesso più sovente dei grandi segni con le funzioni insediate e con i luoghi dello scambio e della socializzazione, Il tempo lento della percorrenza si trova nel ridisegno delle città o delle campagne sempre in rapporto alle giaciture ed alle misure del contesto. Il ridisegno o il disegno della percorrenza lenta determina la creazione di nuovi luoghi significanti e di una ricostituzione di una ormai latente prossemica urbana. Nelle figurazione della percorrenza lenta si possono identificare la griglia (i tracciati, i “segni minimi”) e il  tracciato (infrastrutture verdi, corridoi ecologici, percorsi pedonali, promendades urbane). “La condanna lanciata da Le Corbusier alla Rue corridor non è caduta. Cinquant’anni dopo quel violento anatema, noi architetti stiamo ancora cercando di scoprire quale sarebbe il rapporto piu’ adeguato fra strade e case, perduta quella identità di allineamento che ci aveva cosi’ comodamente servito fin dal Rinascimento.”21
Nel suo libro Mito e pensiero presso i greci Jean-Pierre Vernant mostra con chiarezza (….) (come) Hermes, dio della soglia e della porta, ma anche dei crocevia e degli ingressi delle città) rappresenti il movimento e la relazione con gli altri (M.Augè)

1 V.P. Mosco, Mobilità e Infrastrutture
2 Paul Virilio, Lo spazio Critico
3 Francine Houben, Mobility a Room with a view.

4 Françoise Choay, Espacements, figure di spazi urbani nel tempo.
5 P.Virilio, Lo spazio critico.
6 Françoise Choay, Opera citata.
7P.Virilio, Opera citata.

8 Ibidem
9 Ibidem
10 V.Paolo Mosco, opera citata.

11 F.Choay
12 K.Lynch, L’immagine della città.
13 K.Lynch The view from the road
14 V.P.Mosco
15 Alison e Peter Smithson

20 Manuel De Solà Morales, Progettare Città
21 Ibidem

Posted: Aprile 3rd, 2009
Categories: (infra)scapes
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