News for Marzo 2010

Urbanistica Informazioni: i valori di una rivista longeva.

 

Valeria Erba

 

Il genoma della della rivista UI: l’informazione a servizio.

 

C’è un elemento che più di ogni altra considerazione in merito al significato e  ai contenuti della rivista “Urbanistica Informazioni” testimonia del valore innovativo e qualificante del progetto di Edoardo Salzano: la longevità della formula della rivista. Pensata e sviluppata nel corso del 1971 ai margini del convegno sulla casa di Roma e in preparazione del XIII congresso dell’INU di Ariccia su “ Lo sfruttamento capitalistico del territorio” la pubblicazione si presenta subito ai suoi lettori come “uno strumento di stimolo e di servizio nei confronti delle classi lavoratrici, delle forze popolari, delle organizzazioni che le esprimono e le rappresentano, delle istanze sociali di base” e in questa definizione si concentra tutta la carica innovativa e propositiva di quella ventina di pagine edite come supplemento n.1 al n.58 della rivista “Urbanistica” con oltre venti articoli scritti da nove soci INU collaboratori del primo numero su temi di forte attualità e con un taglio critico-propositivo che caratterizzerà la linea editoriale per tutti i venti anni, dal 72 al 92, in cui Edoardo Salzano sarà direttore della “Rivista bimestrale dell’INU”.

La linea editoriale della rivista “Urbanistica Informazioni” nasce nei primi anni 70 sotto la spinta di un crescente interesse per i problemi legati al territorio, a partire da quelli della casa, dei trasporti, dei servizi e del verde, che vedevano sempre maggiori interlocutori ( sindacati, comitati di quartiere, poteri locali ) farsi parte attiva di denuncia, ma anche di proposta. Questa duplice volontà- di capire per denunciare ma anche per proporre soluzioni alternative-si può dire sia stato il collante scientifico culturale id quel piccolo gruppo di persone, collaboratori della rivista, che Eddi ricorda nel suo editoriale di commiato apparso sul numero n.125/126 del 1992. 

Il progetto editoriale dei primi 28 numeri consisteva in un editoriale non firmato (del direttore)  in una serie di agili e veloci articoli semplicemente siglati dai collaboratori, i cui titoli venivano pubblicati in prima pagina. Vale la pena ricordare alcuni dei titoli di questi agili pezzi, talvolta due per pagina, ma estremamente chiari nell’informazione sulla vicenda e nella valutazione della stessa. Nel primo numero si pubblicano brevi articoli su “ l’assetto territoriale nel secondo programma economico”, “ i decreti delegati per il trasferimento dei poteri alle regioni”, “un documento dell’ INU sulla politica della casa”, “ orientamenti e proposte per l’edilizia scolastica”, “ magistratura e territorio”, “proibito ad architettura sperimentare le riforme?”. Come si vede sono questioni di grande rilevanza per l’urbanistica, ma soprattutto per la vita civile e politica di tutto il Paese, questioni che affrontano per la prima volta scelte decisive, come la riforma regionale, e che riprendono anche aspetti di programmazione nazionale economica, di rapporti con la magistratura e il ruolo dell’università nella formazione degli operatori territoriali. Anche le notizie brevi toccano temi e problemi rilevanti: il piano chimico, le autostrade, la legge per il mezzogiorno, la legge per gli asili nido, la legge per la montagna, la raffineria a Vasto, 350.000 posti letto ad Arzachena e la rivista prosegue per due anni fino al n.12, con questa formula espressiva della grande capacità del suo direttore e della sua redazione di individuare in modo condiviso e solidale le questioni centrali per l’urbanistica e il giudizio critico con cui presentarle.

Nei numeri dal 13 al 25, pur mantenendo la stessa veste grafica e o stesso taglio breve delle notizie, si iniziano a raccogliere gli articoli secondo aree tematiche (Politica del territorio, Casa e centri storici, Regioni, Città, Rassegna Stampa, Cronache e documenti dell’INU) fino alla nuova veste grafica della rivista che dal numero 29/1976 inizia ad avere una vera copertina, seguita da un sommario articolato in temi che evidenziano i contenuti sempre battaglieri delle notizie (Inquinamento, Difesa del suolo, Abusivismo, Riforme), oltre ai più classici argomenti della rivista (Politica della casa, Mezzogiorno, Ambiente e risorse, Comprensori, Città). Dal numero 79/1985 terminano le copertine colorate con la grande scritta laterale e la rivista inizia ad avere una pagina di indici con le note editoriali non firmate fino all’ultima pagina di copertina di commiato del numero 125/126 del 1992; gli articoli firmati sono suddivisi in una ventina di argomenti che vanno da “Ambiente e risorse” “ Attività legislative e riforme”,fino a “Trasporti e infrastrutture”, “Università”, raccolti in un sommario dal n.101 al n. 126 pubblicato insieme ad un dice per autori.

 

Riscoprire il valore della critica costruttiva

 

 

A 40 anni dall’ideazione della rivista Urbanistica Informazione e dalla pubblicazione del primo numero bisogna riconoscere che la stessa rivista è durata nel tempo (il valore della longevità), ma che la sua formula è profondamente cambiata. Le ragioni del cambiamento sono ovviamente dovute agli evidenti e riconoscibili mutamenti della nostra società e del nostro territorio, mutamenti sui quali anche alla luce di quanto scrivevano il direttore Salzano e i suoi redattori negli anni 70 e 80, sarebbe importante riflettere per capire come e quanto lo spirito della rivista e i suoi contenuti siano rusciti ad esprimere condizionando la qualità e i modi di tale cambiamento. Una prima riflessione deve partire dagli obbiettivi espressi da Salzano nel suoi primo editoriale “il rifiuto di un collegamento con le forze dirigenti del paese che si riduca alla ricerca d accordi ai vertici governativi e ministeriali, e l’impegno, invece, a porsi come strumento di stimolo e di servizio nei confronti delle classi lavoratrici, delle forze popolari, delle organizzazioni che le esprimano e le rappresentano, delle istanze sociali di base (…) il rifiuto di ogni collegamento che non sia quello della critica e dello scontro aperto con le forze (…) che tendono a utilizzare il territorio come luogo sul quale operare per lo sfruttamento dell’uomo, l’appropriazione individualistica o aziendalistica, la dilapidazione delle risorse della collettività (…) il sostegno al formarsi di strutture tecniche pubbliche, democraticamente controllate (…) l’impegno all’approfondimento delle analisi scientifica dei fenomeni che si manifestano sul territorio, delle forze che li determinano, delle alternative proponibili”. 

In questo manifesto culturale ed operativo perseguito coerentemente da Salzano e dai suoi collaboratori per oltre vent’anni, si possono ritrovare le radici e le motivazioni di una politica urbanistica che ha registrato successi e fallimenti. Il successo è sicuramente riscontrabile nel rafforzamento istituzionale della pratica urbanistica, ma nello stesso tempo si registra il progressivo fallimento di una politica urbanistica tutta incentrata sul ruolo degli enti locali e degli operatori pubblici che la rivista cercava di orientare positivamente verso azioni capaci di migliorare la qualità della vita sul territorio, in termini di risposte alla domanda di casa, trasporti, servizi, verde e ambiente. Il fallimento appare evidente quando leggiamo, sulla rivista stessa, analisi impietose di insuccessi o di di difficoltà operative che le Città, le Provincie, le Regioni registrano a valle dell’istituzione delle loro competenze urbanistiche.

L’indebolirsi di una linea editoriale tutta impostata sulla affermazione delle capacità pubbliche di governo del territorio, non deve comunque oscurare la validità della stessa linea editoriale che ricerca obbiettivi e strumenti urbanistici orientati alla difesa del territorio e a migliori condizioni di vita sullo stesso.  Se rileggiamo oggi anche i successivi sedici anni della rivista (1993-2009), ritroviamo negli articoli, divenuti saggi ricchi di note e di bibliografia, gli stessi obbiettivi di riqualificazione territoriale e la stessa volontà di individuare azioni e di prefigurare assetti, piani e progetti ricchi di contenuti oggi definiti “di sviluppo sostenibile”.

In questi ultimi anni si è completato il disegno istituzionale che negli anni settanta si prefigurava e che si cercava di orientare nei primi numeri della rivista, si è completato con luci ed ombre che vanno tenute in dovuta considerazione  per sviluppare anche oggi una azione critico propositiva sui temi del territorio. Le ombre ( carenza di strumenti e finanziamenti pubblici, ma anche inefficienza e corruzione) devono essere declinate con le luci, cioè con l’effettivo potenziamento del sistema istituzionale urbanistico, con il decentramento dei poteri urbanistici, ovverosia con il principio di sussidiarietà verticale ed orizzontale che ha coinvolto anche gli operatori privati nella responsabile condivisione di obbiettivi di governo del territorio.

Pur essendo oggi il quadro operativo e culturale dell’urbanistica più complesso penso  che dalla rilettura dei primi vent’anni di Urbanistica e Informazioni, anche i più giovani cultori della materia possano ricavare utili stimoli e insegnamenti che si possono riassumere in uno slogan “riscoprire il valore della critica costruttiva” che significa sapere analizzare scientificamente i fenomeni territoriali, sapere interpretare i meccanismi complessi che li determininano, saper leggere le criticità e le potenzialità di ogni situazione territoriale per arrivare a proporre azioni e progetti capaci si assicurare un assetto ed uno sviluppo del territorio sostenibile dal punto di vista economico, sociale ed ambientale.

Posted: Marzo 24th, 2010
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