Progettare luoghi per l’Inte(g)rAzione
Anna Arioli
Il tempo è sempre stato presente nei miei lavori dove lo spazio è agito, dove il rimando al tempo della storia ma anche al tempo dell’attraversamento è evidente. Qui il mio “segno contestuale” è chiaramente dentro una storia che è, anche, storia personale. La scultura agisce sul luogo assumendone gli spessori storici e culturali, gli equilibri, le misure, le morfologie proprie della città. La scultura si fa “luogo del pensare”, elaborazione di forma, ove il rapporto con l’opera diventa misura del pensiero sul nostro essere e stare nel luogo (nel mondo). La scultura si fa pensiero.

Mauro Staccioli , “Le balze” _ ferro nero, cm 250×1000 cad. (6 elementi) _ Mura etrusche, Volterra (1972)
ComPresenza e ConTemporaneità Il territorio è una superficie con uno spessore legato al tempo, un deposito di materiale stratificato e complesso, nel quale andare ad individuare tracce nascoste o scomparse, tracce a tratti visibili e presenti allo sguardo o tracce ancora non ben riconoscibili, in modo che il paesaggio, urbano e non, possa essere materiale di indagine scientifica per il recupero di quei segni a cui ancorare le trasformazioni future. Frammento, segno e traccia emergono dall’intricata disorganicità contemporanea ed il panorama diventa quello di uno spazio composito fatto di elementi sovrapposti (1).
Lo sguardo che riconosce il luogo affronta la comprensione di esso attraverso il riconoscimento delle sue parti e delle loro interazioni, e la considerazione inevitabile dell’azione della variabile temporale su di esse, tendendo perciò a penetrare lo spazio da un lato per elementi semplici, dall’altro per strati sovrapposti. L’indagine della forma e dei luoghi dell’ambiente si unisce al riemergere della memoria, dal passato e dal presente, poiché i “materiali” per immaginare la nuova città, dunque per il progetto, derivano necessariamente dall’interpretazione di ciò che nel tempo sul territorio si è depositato: “la creazione vive come genesi sotto la superficie visibile dell’opera” (2).
TrasformAzione _ tempo e progetto Imprescindibile è la considerazione della dimensione temporale in qualunque processo di ricerca, scientifica, artistica, esistenziale: così il Progetto - di architettura ed urbano - deve essere luogo della compresenza dei tempi che nei corsi e ricorsi della storia si succedono e si sovrappongono, il tempo passato, quello presente e quello futuro: in dialogo con le tracce che continue attraversano la nostra memoria e dedito alla ricerca di risposte per le attese - materiali e poetiche - dell’uomo per cui lo spazio è creato, contenitore di nuove ma già incise necessità e identità.
E’ un gesto inscritto nel tempo, memoria presente volta al futuro, che non appartiene al tempo lineare e meccanico della scienza ma alla durata del tempo vissuto della coscienza, un gomitolo di filo che cresce conservando se stesso nella vita dell’io, che vive il presente con la Memoria del passato - “il nostro passato ci segue e s’ingrossa senza posa col presente che raccoglie lungo la strada” (3) - e l’anticipazione del futuro.
Si parla (oggi) sempre meno un linguaggio temporale. Il passato non viene più pensato come una fonte a cui attingere per arricchire il presente, allo stesso modo in cui il presente non si nutre più di prospettive future. Siamo ripiegati nel presente, nell’immagine, vale a dire nello spazio (4).
Urge recuperare una capacità trasformativa densa di profondità temporale, non soltanto relativa a ciò che c’era prima - in noi o nelle cose - ma anche a ciò che potrà esserci nel futuro: occorre ripensare al significato primo della parola “pro-gettualità”, la volontà di lanciare avanti qualcosa, un’azione che prende nell’esistente ciò che sceglie come fondamentale e non trascurabile, lo medita lo comprende ed infine lo trasforma, lo fa suo per la creazione di luoghi e di significati nuovi, prossimi e duraturi. Prendo a riferimento quei progetti di architettura che, a partire da uno studio approfondito dello “stato di fatto”, agiscono incidendo sul territorio nuovi segni e sensi, che comprendono in sé quelli originari e già presenti - spesso muti - li mettono in dialogo con la propria memoria, creando luoghi capaci di accogliere ogni Presente.
InterSezioni _ attraversare i tempi della città L’importanza della dimensione temporale emerge alle successive fasi progettuali - la lettura e la scrittura - ed alle diverse scale alle quali lo sguardo indaga ed il progetto agisce. Così le tracce della memoria - collettiva ed individuale - riemergono dalle stratificazioni e dai successivi sviluppi temporali anche nel tessuto della città contemporanea, secondo una duplice direzione spaziale:
La sezione orizzontale: Espansione _ dal centro alla periferia è l’espansione progressiva sul piano orizzontale, dal nucleo storico ai suoi successivi sviluppi fino alla periferia ed alla città diffusa.
La Sezione verticale: Stratificazione _ dalla quota più bassa della città di fondazione fino alla superficie vissuta della contemporaneità - la quota zero del presente - ed alla verticalità dello skyline proteso al futuro procede la crescita e la stratificazione verticale.
Accade pertanto un attraversamento che non è soltanto fisico - dallo spazio compatto della città consolidata a quello dilatato della periferia diffusa - ma anche temporale, un percorso della memoria, dal passato nel presente e vero il futuro, conosciuto ipotizzato o addirittura incerto, ma pur sempre contenuto nelle premesse che per esso sono state poste.
In Límite Limite è fascia di contatto, di scambio, incontro o anche scontro tra realtà diverse: centro/periferia; interno/esterno; intero/frammentato. In tale contesto con forza ancora maggiore il progetto incarna un punto di incontro non solo tra spazi ma anche tra tempi differenti, tra memoria e proiezione in avanti: è esso stesso cerniera temporale tra mondi che qui molto più che altrove si confrontano. Il progetto può attraversare il limite per legare insieme realtà lontane: Il confine - tra i confini - (5) è una zona d’eccezione, perché porta in sé tutta la ricchezza del confronto. E’ fascia di rispetto - zona franca - ma è anche l uogo di conflitto e di guerra, dove le contraddizioni acquistano un’intensità pungente; è zona d’ombra (5) entro la quale le identità si confondono e dialogano, ma in virtù della quale esse recuperano significato e rimettono in equilibrio il proprio centro.
Ogni situazione di crisi è occasione per intravedere alcune risposte, oltre la voragine si apre la Verità. Credo si possa e si debba partire per una crescita proprio dalle situazioni al limite, realtà critiche e problematiche - le aree di margine del tessuto urbano e metropolitano; i territori limite delle sperimentazioni scientifiche; le situazioni d’emergenza socio-economica o di povertà umana ed affettiva; le sfide più grandi che innumerevoli stimolano le nostre intelligenze. Il margine come potenzialità perché anello di rottura di un sistema in crisi e punto di incontro di temporalità sovrapposte - reali o nascoste - che ci si apre davanti agli occhi e ci si offre per l’indagine, la ricerca, l’azione progettuale diretta ad un progresso non soltanto disciplinare ma etico e civile.
Inte(g)rAzione_agire tra i tempi del margine per la creazione di luoghi Il progetto in contesti di margine indaga le possibili soluzioni spaziali in situazioni che si presentano contraddittorie e difficili, cerca risposte a problematiche assai ampie, poste fra l’instabile paesaggio della diffusione urbana e i lacerti di un territorio rurale o comunque più antico che fatica a mantenere i suoi connotati. Esso mira a modulare il vuoto, a dare forma ed identità al bordo, a quel limite (tra l’urbano e il non-urbano, tra il pieno e il vuoto) da rispettare e valorizzare, alla fascia di margine che non è linea ma luogo, con un suo spessore problematico e potenziale, stabilendo relazioni legate agli spazi e ai tempi che qui si scontrano - si sovrappongono - possono dialogare.
Margine è luogo di contatto tra fasi d’espansioni successive, fascia di passaggio o piano di sovrapposizione, ed è questo il dove del Progetto architettonico ed urbano. Qui esso si deve interrogare con insistente urgenza per porre domande ed aprire un dibattito critico e per proporre ipotesi risolutive di questioni assai complesse; sui può realizzare quella intersezione che già è data, cioè coglierne e potenziarne il valore, agire con sguardo operante.
Margine verticale ed orizzontale sono non più nè solo punti o linee ma inter-sezioni, incroci di aree e di spessori, che si fanno inter-azioni nel momento in cui il progetto sa dare loro forma, identità, valore catalizzatore di sensi e suggestioni.
Il margine, nella sua accezione più ampia, teorica e fisica, diventa occasione per una riflessione ed un’azione che mirano ad integrare i tempi che si toccano ai suoi lati, senza volerli confondere o alterare, ma procedendo nella direzione di una loro fertile compenetrazione, per la costituzione di nuovi luoghi.
Saper riconoscere la presenza stratificata di tempi e di usi diversi nella città contemporanea, saperne cogliere il significato e l’importanza per una comprensione ed un’azione progettuale realmente dialogica e costruttiva è fondamentale per uno sviluppo - culturale, sociale, economico, storico. Soltanto lo sguardo attento del progettista che colga ogni traccia e ogni tempo nei luoghi sui quali agisce, ed massimamente nei luoghi sui quali è forte l’azione delle tensioni in gioco - i già nominati contesti di margine - potrà possedere le capacità necessarie alla composizione di nuovi e futuri equilibri. “L’uomo che, quando guarda, vede soltanto ciò che è qui ora, e non quello che potrebbe esserci, non vede affatto“(6).
Se i valori che costituiscono il nostro operare ci domandano qualcosa di più che la semplice preservazione di ciò che davanti agli occhi ci si presenta, qualcosa di meglio che un oggetto accattivante per l’immediato ed incessantemente mutevole gusto, non è possibile né auspicabile limitarsi al mantenimento di manufatti non più vivi né vivibili, né tantomeno alla progettazione di spazi assenti di qualsiasi profondità temporale, sorti hic et nunc senza alcuna capacità di intessere relazioni col prima e col dopo. Ci è chiesto di ricucire ciò che è stato lacerato, di recuperare le identità che sono state perdute, di donare senso e bellezza dove questi urgono, mettendo in dialogo la Memoria Universale e Particolare di un tempo non più storico ma sempre contemporaneo con luoghi e tempi futuri, mantenendo attenzione ed intenzione su ciò in cui il progetto trova la sua ragion d’essere, sul tempo a venire.
Note: (1) Guya Bertelli, Frammenti, scritti di architettura, ed. Clup, Milano 2002; (2) Estratto dai commenti alle opere di Paul Klee, presso la mostra “Paul Klee - Teatro Magico”, Milano - Fondazione Mazzotta, gen-apr 2007; (2) Marc Augé, Tra i confini, città, luoghi, integrazioni, B. Mondadori, Milano 2006; (3) Henry Bergson, Saggio sui dati immediati della coscienza (1889), in Opere (1889 - 96), trad. It. F. Sassi, ed. Mondadori ; (4) Marc Augé, Tra i confini, città, luoghi, integrazioni; (5) J.Conrad, La linea d’ombra, ed. Rizzoli 2008, dal testo originale The shadow line, 1917: “Si procede identificando le pietre miliari dei predecessori, eccitati, divertiti, prendendo la cattiva e la buona sorte assieme. E il tempo, pure, procede - fintanto che si percepisce davanti una linea d’ombra, l’ammonimento che la regione della prima gioventù, anch’essa, deve essere lasciata indietro”; (6) Cosi Peter Marcuse - nel testo “Of time and the Fetishization of the Built City“, parte della sua discussione “The Layered City”, in Peter Madsden, Copenhagen and New York: a comparison - cita Robert Musil. Vedi anche Peter Marcuse, Dual City: a muddy metaphor for a quartered city, Interational Journey of Urban and Regional Research, vol.13, no.4 Dicembre1989.
Posted: Novembre 26th, 2008
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Processi e prospettive nella la descrizione e nella progettazione della città.
Déjà vu, cfr. Tempo, Passato, Presente, Futuro, Memoria, dal francese “già visto” termine introdotto da Emile Boirac nei primi del novecento per indicare un fenomeno psichico, il termine riferito al passato implica una risposta immediata nel presente ed una proiezione del passato nel futuro, è strettamente connesso alla percezione ed alla memoria.
Il tempo nella progettazione e nella lettura della città.
Il nuovo si trova nelle pieghe del vecchio. Joseph Beuys
Il tempo come lo spazio sono concetti che contengono e racchiudono una molteplicità di declinazioni: interrogandosi sul ruolo della variabile tempo nell’analisi e nella lettura del territorio emergono differenti significati che introducono diverse modalità esplicative. Tali letture inducono una traslazione analitica che introduce una dimensione diversa della comprensione e del progetto del territorio. Il tempo come continuo evolversi dei fenomeni urbani, come elemento cruciale della complessità urbana, come stratificazione di tracce e segni, come rapporto dinamico tra mutamento e permanenza: sono alcune importanti declinazioni che agiscono e determinano la forma e l’ immagine della città e del suo territorio.
La città puo’ essere ricondotta alla figura del recinto in cui avvengono scambi relazionali tra individui, “è da sempre considerata l’entità spazio-temporale a più alta entità di relazioni endogene ed esogene” dove già nella prima economia medievale fattori immateriali divengono predominanti insieme alla “dimensione temporale, simbolizzata anche dallo scandire del tempo per opera dei primi orologi pubblici inseriti sulle torri civiche”.
Il tempo è dunque elemento imprescindibile per ogni ripensamento delle forme della città e del suo territorio.
Tempo della città e tempo del rurale sono l’ambito di ripensamento in cui scoglie lo storico antagonismo città-campagna. Lo spazio del rurale come “luogo di esecuzione delle decisioni prese all’interno dello spazio urbano” definisce un continuum tra città e rurale, un’estensione dell’urbano nel territorio. “L’antagonismo città campagna, che ha a lungo paralizzato il territorio, è anch’esso anzitutto una concezione cittadina, che si presenta, (…) con l’evidenza di una figura inscritta su uno sfondo” ” Il tempo della città si fonde con quello del rurale:o ggi questa sinapsi spazio temporale crea i presupposti per una simultaneità nella percezione e nella lettura dei fenomeni urbani nel territorio dell’agricoltura periurbana.
Una lettura orientata del territorio : lo sguardo nel tempo.
In un certo sembra che il modo primo di costituirsi della materia nel nostro lavoro di architetti sia il suo presentarsi come frammento di storia e di contesto fisico. Vittorio Gregotti, Il territorio dell’architettura
Da una lettura orientata appare la forte valenza della variabile tempo nella formazione della forma della città e del suo territorio, appare evidente come oggi la dimensione temporale sia legata ad una crescente velocità Parlare di “lettura” implica una vicinanza del territorio ad un testo, come suggerisce la metafora del racconto e a un prodotto inteso come stratificazione di elementi per Andrè Corboz “Il territorio non è un dato ma un risultato di diversi processi. (…) il territorio è oggetto di costruzione, e’ una sorta di artefatto. E allora costituisce anche un prodotto” .
Il “lettore” può assumere diverse prospettive e quindi interpretare in modi diversi l’esistente, cambiando punto di partenza visivo cambia la prospettiva e quindi l’interpretazione di un dato territorio.
Una lettura zenitale attraverso una prospettiva onnicomprensiva “a volo d’uccello” interpreta il territorio con occhio scientifico e geografico, tale lettura mutua le interpretazioni e le codificazioni cartografiche proprie della geografia e ci restituisce un collage visivo che comprende, in senso etimologico, il territorio. La mappa “restituisce lo sguardo verticale degli dei e la loro ubiquità”
Un lettura frontale pone il soggetto al centro dell’ interpretazione spaziale, tale sguardo ci pone in rapporto biunivoco con il testo e ci avvicina all’archetipo del reportage.
Infine si puo’ leggere il contesto “nel tempo”, ponendosi in rapporto al passato, al presente in essere ed al futuro implicando i concetti di mutamento e permanenza, cio’ che questo sguardo ci restituisce è l’archetipo del déjà-vu.
Il déjà-vu puo’ essere assunto come paradigma interpretativo del territorio: tiene conto dell’importanza della variabile temporale come matrice descrittiva.
Lo sguardo nel tempo crea una dimensione aggiuntiva nella lettura del territorio e quindi nella sua de-scrizione. Il continuo evolversi dei fenomeni urbani, diventa elemento imprescindible per qualsiasi ipotesi di cambiamento: tra cio’ che rimane e cio’ che scompare si riscontra la complessità del divenire scriveva Deleuze in “differenza e ripetizione”. Quanto la variabile tempo sia connessa con le modalità di intervenire in un ambito territoriale è una proiezione delle possibilità generatrici nell’applicazione dell’archetipo del “deja vu”. Una lettura orientata alla variabile tempo ci restituisce una prospettiva progettuale che costruisce dinamiche spaziali e temporali che riflettono la società contemporanea.
Leggere come atto creativo “ Leggere vuol dire qui leggere bene, decifrare criticamente i testi; leggere con attenzione, in modo informato, e non più meccanicamente o innocentemente: si tratta di porre istituzionalmente, come fine dell’educazione, non più l’operazione della lettura (oggetto principale dell’insegnamento primario), ma l’attività della lettura, come sviluppo dell’intelligenza critica.” come scrive Rholand Barthes.
Leggere puo’ essere una pratica di azione come per i situazionisti per cui è possibile sovvertire l’ordine della lettura e della codificazione del contesto dando luogo a nuove interpretazioni dell’esistente attraverso alcune pratiche. “ Il deturnement, ossia il reimpiego in una nuova unità di elementi artistici preesistenti, è una tendenza permanete dell’avanguardia attuale, cio’ sia anteriormente alla creazione dell’I.S. che in seguito. Le due leggi fondamentali del deturnement sono la perdita d’importanza- che va fino alla dissoluzione del suo senso proprio – di ogni elemento autonomo sottratto; e nello stesso tempo l’organizzazione di un altro insieme significante, che attribuisce ad ogni elemento la sua nuova portata.”
Un territorio nel tempo: Chiaravalle milanese.
(…) Il progetto della città contemporanea è fondamentalmente un progetto di suolo in grado di costruire un orizzonte di senso per una città inevitabilmente dispersa, frammentaria ed eterogenea. Di necessità esso investe simultaneamente le diverse parti della città, le attraversa e le collega, utilizza materiali e costruisce situazioni nelle quali puo’ essere riconosciuta una nuova estetica urbana, costruisce ritmi spazio-temporali e sequenze nelle quali possano essere riconosciute le pratiche sociali del nostro tempo.
B.Secchi, Prima lezione di Urbanistica
E’ importante definire il territorio in rapporto all’uomo, a questo proposito richiamano la definizioni che Andrè Corboz da del territorio. “il territorio è di moda” con questo incipit Corboz affronta il tema ne “il territorio come palinsesto” (1983). Corboz sostiene che l’antagonismo città campagna sia ormai superato in quanto la città si è estesa oltre i propri confini ed ha reso il rurale il luogo di esecuzione delle decisioni prese all’interno dello spazio urbano” L’urbano si è esteso all’intero territorio, concetto che denota quindi un’”unità di misura dei fenomeni umani.” Il territorio si modifica sia spontaneamente che per mano dell’uomo “Il territorio non è un dato ma un risultato di diversi processi (…) I determinismi che lo trasformano seguendo una loro propria logica (cioè quelli che rientrano nell’ambito della geologia e della meteorologia) sono assimilabili ad iniziative naturali mentre gli atti di volontà che mirano a modificarlo sono in grado di correggere in parte le conseguenze della loro stessa attività”. L’uomo modifica il territorio costantemente riscrivendo le tracce presenti in esso e creando una serie di di stratificazioni. “Il territorio è oggetto di costruzione. E’ una sorta di artefatto. E da allora costituisce anche un “prodotto”. Il territorio è sia oggetto che soggetto, in quanto si estende “là “ ma allo stesso tempo risulta proiezione psichica dell’essere umano. “la natura è cio’ che la cultura designa come tale” conclude Corboz. Il territorio partecipa dunque della condizione umana di essere naturalmente artificiale sia in n quanto prodotto sia come proiezione dell’umano.
Se il contesto è stratificazione di tracce e sedimenti nel Parco Sud Milanese questo è evidente. Tra i segni presenti sul territorio appaiono stratificazioni temporali successive, tracciati dei campi, vecchi e nuovi tracciati e architetture del passato. Tra queste si evidenzia l’abbazia di Chiaravalle,
Chiaravalle mantiene caratteri dell’antichità nella sua abbazia che ha perso tuttavia ogni relazione con il proprio intorno. Mentre un tempo l’abbazia era coesa con il proprio borgo e circondata da orti monastici e giardini oggi rimane isolata nel contesto. Il territorio rurale circostanteha pèrso la propria autonomia e risulta soffocato dall’ecessiva vicinanza alla città.
Azioni per il rururbano
il rinvio della nozione di territorio a quella di atto e poi di arte ovvero il rinvio dall’idea naturalistico-cosale del territorio a quella dell’agire e del fare” determina un punto di svolta (…) fare originariamente per noi può forse solo significare decostruire l’opposizione natura-artificio e tramite essa criticare anche ogni eccesso di appropriazione della natura”.Nicola Emery, L’architettura difficile.
Se il territorio è prodotto ed estensione dell’uomo l’architettura è espressione della società e quindi il territorio va pensato in prospettiva al divenire “
”Possiamo decidere di allineare la nostra intelligenza a quella della natura” come scrive Beuys. Questo concetto viene ripreso in un testo di Nicola Emery “ l’artista puo’ tentare di allineare il proprio fare, la propria intelligenza pratica alla natura con actionen esemplari tese a sviluppare su scala territoriale il concetto “poietico” di cura, concretamente inteso (..)”
L’uomo quindi deve ricorrere all’azione nei confronti del territorio. “Solo un maggiore sviluppo tecnologico e un’attenzione critica in campo culturale possono far cessare la dinamica predatoria che la moderna tecnologia ha riversato sul territorio. (…) la coscienza ambientale è utile quando incrocia con il suo opposto: l’artificialità di tutte le esperienze fisiche reali è il punto di partenza per creare nuovi paradossi e nuovi interrogativi.”
Il progetto in quanto modificazione di un luogo diviene quindi una possibile chiave per ricongiungere un modello astratto ad una realtà naturale “allineandosi con la natura”. Per Beuys l’uomo è custode di un’energia in grado di modificare il mondo: sia in senso morale che sociale, civile, estetico, ecologico. L’uomo è capace infatti di modificare gli oggi sprigionando da essi energia. Il motore di tale processo è la “creatività”. ‘ L’azione sul territorio è quindi la chiave della modificazione che mira all’equilibrio ta natura e artificio. Il progetto consente di operare sul territorio allineandosi alla natura e recuperando la tradizione interpretando le stratificazioni sul territorio. L’azione si misura con il contesto e con gli elementi che lo costituiscono. Quindi gli elementi del contesto grazie ad una lettura consapevole divengono significanti. Tali elementi ristabiliscono nuovo senso e nuove relazioni e restituiscono un senso di identità al luogo. Un nuovo ordine che deriva dal ripensamento dell’esistente ma anche da un’atttenta lettura del contesto che preserva i materiali legati alla memoria. “(La) nozione di appartenenza (ad una tradizione, ad una cultura, ad un luogo, e cosi’ via si oopone progressivamente all’idea di tabula rasa, di ricominciamento, di oggetto isolato, di spazio infinitamente ed indifferentemente divisibile. A questa stessa nozione di apparteneza si deve fare riferiemnto anche per spiegare, nella stessa avanguardia, l’attenzione per i materiali della memeoria,, certo in una visione non nostalgica ma di contrapposiozione, di collage, di “object trouvè” di costituzione di nuovi ordini collezzioni attraverso lo spostamento contestuale.”
Se dunque la città stessa è la memoria collettiva degli uomini, come dice Aldo Rossi, ancora una volta torna la metafora del deja vu che ci restituisce una percezione legata alla memoria e che prefigura nel futuro un evento legato al passato. “ Non si fa nessuna differenza tra città antica e moderna, tra un prima e un dopo, dal punto di vista del manufatto (…) essendo proprio della città il suo carattere di permanenza nel tempo.” scrive ancora Aldo Rossi nella sua concezione della città per elementi primari. Esiste quindi una connessione e quasi una sovrapposzione tra il vecchio ed il nuovo. La modificazione è perfettamente in linea con il passato e ilprogetto si rivolge al cambiamento ma con attenzione agli elementi significanti preesistenti. “Conservazione significa anzitutto tradizione, cioè realtà di cio’ che è durevole, significa accettazione consapevole e deliberata di un eredità da far fruttare, significa fedeltà ai principi, confronto con le regole, ecc… significa adesione ed emulazione nei confronti degli esempi della storia, continuità degli elementi del mestiere, ecc. e trasformazione, cioè progetto significa esattamente la stessa cosa”
L’ambito di Chiaravalle milanese necessita di azioni volte a reinterpretare gli elementi delle importanti preesistenze insieme alle tracce ed agli stratificazioni per ridare nuovo senso ad un insieme frammentario e disperso.
Sono le forme singolari dello spazio e del tempo che ci offrono gli elementi per un progetto di identità. Se oggi “le strade, gli edifici, la natura coesistono in relazione flessibile, apparentemente senza ragione in una spettacolare diversità organizzante” è nel decifrare gli elementi notevoli che è possibile dare nuovo senso alle relazioni tra gli elementi. Cosi l’abbazia riassume il ruolo di centralità che aveva storicamente e stabilisce una nuova relazione di senso con il rilevato ferroviario dismesso che tornando alla natura diventa luogo del passaggio e tramite dall’urbano al rurale. La nuova infrastruttura verde che mette in relazione la stazione e quindi il tessuto urbano con il territorio rurale è la spina dorsale di un micro sistema di azioni -progetto nel rurale. Nuove relazioni si verificano in sistema di connessioni lente e offrono l’occasione di creare dei processi modificativi nell’esistente. Le cascine dismesse e in stato di degrado diventano residenze temporanee e centri benessere, iniziative adotta un albero e pick your own creano occasione di rivitalizzare la natura dei giardini e dei campi, orti urbani e giardini riconnotano spazi dequalificati e privi di identità. Dalle spoglie del disordine si ripristina un’antica armonia, ritrovato eco del passato e proiezione futura, una sorta di dejavu rururbano.
Posted: Ottobre 15th, 2008
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