En plein Air.
Teatro, figura dello spazio aperto.
di Alessandra Giannini
Cuore e frammento.
“Ricostruire il cuore della città, e pertanto riattribuire significato allo spazio pubblico, è un problema che si affronta come la ricomposizione della scena, un luogo per la rappresentazione civica”.1 In termini spaziali il teatro sin dalla sue origini ha sempre avuto un ruolo centrale nella composizione della città. Il teatro ha incarnato il cuore della vita sociale collettiva rappresentando nella città classica l’unità dello spazio pubblico come luogo della vita urbana. Le Corbusier identifica nel teatro una metafora fondamentale dell’unità dello spazio pubblico come luogo per l’incontro delle arti (Le Corbusier). Il teatro è luogo della rappresentazione civica: Le Corbusier critica la scena naturale che la tradizione pittoresca propone come luogo per la rappresentazione teatrale, il Thèâtre de la nature, e predilige la scelta di una quinta urbana per la rappresentazione teatrale. In questo modo egli evidenzia l’esistenza di due poli che identificano la modernità e che si manifestano in un idealismo teso a ricomporre l’unità perduta della città classica e in un’ empirismo pittoresco che cerca nella scena naturale uno scenario alternativo per l’attività urbana all’aperto.
“Vita teatrale e scenario urbano si propongono in questo modo come paradigmi di un’auspicata unità dello spazio pubblico.”2 L’attività teatrale assorge a modello dell’attività urbana all’aperto (De Solà-Morales) e della vita fuori dall’edificio, en plein air. Oggi il teatro all’aperto vive ancora di questa mancanza di unitarietà: la frammentarietà connota oggi gli spazi pubblici assorgendo a nuova figura dello spazio. Se nel tempo è possibile identificare un rapporto stretto tra lo spazio aperto e la figura del teatro nella definizione di uno scambio natura-arte legato alla vita all’aperto, oggi questo rapporto riprende vita in una declinazione che trova la sua risposta in nuove figure dello spazio pubblico.
Teatro, ovvero la figura.
“Noi abbiamo la possibilità di conformare il nostro nuovo mondo urbano in un paesaggio figurabile: visibile coerente e chiaro. Ciò richiederà un atteggiamento nuovo da parte del cittadino ed una configurazione del suo ambiente in forme che attraggono lo sguardo, che si organizzino da livello a livello nel tempo e nello spazio, che si costituiscano come simboli per la vita umana”3 Kevin Lynch
Il teatro esiste come figura fondativa dello spazio pubblico. Con il termine figura intendiamo un “riflesso generato dalla condensazione di esperienze complesse che, in periodi storicamente determinati, assume caratteri di relativa stabilità nell’immaginario collettivo.4 Si possono identificare alcune figure che sono “fondamentali e fondative dell’architettura dello spazio pubblico” tra queste l’agorà, il foro, la basilica, la strada ed il teatro. Ognuna di esse incarna un aspetto della vita collettiva. Il Teatro incarna “il prototipo del luogo della rappresentazione umana, della città, del paesaggio”5 e costituisce una figura archetipica dello spazio pubblico, che prevede l’interazione sociale tra individui. Il carattere figurale del teatro come spazio pubblico, aperto o edificato, si svolge dunque in relazione ad uno sfondo. E’ nella città greca che possiamo ricercare le origini della figura del teatro. “La città concreta che noi analizziamo ha la sua origine in Grecia” scrive Aldo Rossi, “è in Grecia che rileviamo i fondamenti di costruzione della città.”6 E’ quindi la figura del teatro greco quella che per prima rappresenta lo spazio del teatro. Nel teatro greco “le rappresentazioni sono il corrispettivo di vere e proprie esternazioni delle più profonde pulsioni umane contenute entro l’ospitale corpo di Gea la terra dai grandi seni: letteralmente contenute”7, il teatro è uno scavo nel terreno, un manufatto semi ipogeo che funge da contenitore per la rappresentazione scenica. “Ognuno di noi pensando ad una prima forma del costruire pensa allo scavare”.8 Il teatro greco si trova per svuotamento nel sito naturale. Il teatro rappresenta gli elementi basilari dello spettacolo a cui corrispondono distinti dispositivi architettonici: la cavea per il pubblico, il palcoscenico circolare per gli attori, e il palco. Quest’ultimo è orientato in modo da avere il sorgere del sole a destra e il tramonto a sinistra così da sfruttare la luce solare per l’illuminazione dello spettacolo. La cavea, la cui forma ricorda un tronco di cono, è ricavata nel pendio naturale di colline, per sfruttarne la pendenza.
Il teatro della Grecia antica è una figura en plein air che stabilisce un forte legame nel paesaggio e nella natura, sfruttando le componenti naturali come la topologia e la luce del sole. In questo si manifesta la forte unitarietà della città classica dove il teatro è natura ma anche luogo della vita pubblica e figura urbana nello spazio aperto. Il teatro si colloca nella natura e nella polis stabilendo nessi relazionali tra individui.
Il teatro incarna una manifestazione della vita pubblica, in un’analisi sincronica si evidenzia la permanenza di alcuni caratteri del teatro, come il rapporto attore-spettatore: “ un rapporto che si è perpetuato all’epoca della Grecia arcaica fino ad oggi, attraverso le varie differenziazioni proposte dal teatro medievale, dalla commedia dell’arte, dal teatro elisabettiano, dal No, dal Kabuki, ecc.”9
Scenografia, ovvero lo sfondo.
Se la città classica incarna l’archetipo del teatro all’aperto un’altra importante declinazione della figura teatro-natura si manifesta nella Francia del grand siecle. In questo periodo la rappresentazione teatrale assume un grande valore sociale rappresentando “il senso di comunicazione e di ordine, di vita associata e di gradualità gerarchica, di cerimoniale e di mondano decoro”10 che appartengono all’epoca di Luigi XIV. Il teatro è espressione della vita pubblica e sociale e si svolge all’aperto. Gli spettacoli si svolgono nei giardini, che offrono la scena e la quinta in cui si svolge l’azione teatrale. La scenografia diventa elemento imprescindibile nella progettazione dei giardini, che vengono pensati in funzione delle rappresentazioni teatrali che ospiteranno ed allo stesso tempo divengono elemento stesso della rappresentazione scenica. “L’intero giardino è diventato una parte dell’esperienza teatrale attraverso l’uso esteso sia delle prospettive naturali che delle artificiali che sperimentavano le possibilità illimitate dello spazio al contorno”.11 Il teatro torna a stabilire un forte legame con lo spazio aperto e con la natura e a stabilire con questa un rapporto simbiotico di mutuo scambio; il giardino si plasma a quinta dello spazio scenico e nello stesso tempo il teatro dà vita ai giardini, ne qualifica lo spazio del sociale: “ il rapporto tra scenografia ed architettura dei giardini è quindi doppio: da un lato i giardini vengono costruiti come scene teatrali, utilizzandone i criteri prospettici, dall’altro il giardino è rappresentato nel teatro.”12
In questi due precisi momenti della storia il teatro declina le figure dello spazio pubblico en plein air, manifestando l’importanza del teatro stesso come manifestazione di un bisogno sociale che esce dalle mura dell’edifico per collocarsi all’aperto.
Sguardo e limiti .
La rappresentazione teatrale si svolge entro i limiti di uno spazio, che ne descrivono la figurabilità. Nel teatro all’aperto lo spazio si dilata. L’etimologia greca del termine teatro è nel verbo “theaomai”, vedere che sottolinea l’importanza dello sguardo nella rappresentazione. Lo sguardo percepisce il movimento e si orienta in uno spazio che è sfondo. Nel giardino di Ryoan-ji a Kyoto in un mare di ghiaia emergono quindici rocce: da qualsiasi punto le si osservi non è possibile osservarne la totalità. “Sono meccanismi che obbligano ad una percezione dinamica, che a sua volta necessita di una variazione continua del punto di vista e della natura accumulativa dell’esperienza conoscitiva”.13 La percezione è dunque la chiave di lettura dello spazio del teatro en plein air. Il teatro è etimologicamente legato allo sguardo e quindi alla percezione e quando si trova all’aperto la sua esposizione è totale e non può esimersi dal confrontarsi con le modificazioni percettive della nostra epoca. Per Paul Virilio oggi è difficile soffermarsi a guardare, il nostro occhio è abituato alla velocità, insegue il movimento, e lo sguardo è incapace di soffermarsi: “se la velocità è luce, tutta la luce del mondo, allora le apparenze sono trasparenze momentanee ed ingannevoli, e anche le dimensioni spaziali non sono altro che fugaci apparizioni, come le cose percepite nell’istante dello sguardo.”14 Al contrario dell’esperienza cinematografica l’esperienza teatrale si radica ad un luogo e lo identifica.
Il teatro come figura dello spazio aperto si confronta anche con la percezione del vuoto e del movimento nei limiti: si manifesta come spazio sottratto. Il vuoto non è uno spazio in negativo ma è lo spazio della scena, della rappresentazione, dove avviene l’atto teatrale. I limiti della scena sono indefiniti, se non dagli oggetti che essa contiene.”Solo attraverso la forma possiamo concepire il vuoto” spiega la filosofia Zen.
Teatri all’aperto
“Inseguire le forme non è altro che inseguire il tempo, ma se non esistono forme stabili, non esiste assolutamente la forma”15 scrive Paul Virilio. Eppure questo non è vero per la figura del teatro, che muta registro e si declina in nuove figure dello spazio, legate ai nuovi parchi e giardini urbani. Se queste nuove declinazioni del teatro nello spazio aperto sfuggono ad uno sguardo d’insieme, tuttavia vi sono interessanti manifestazioni di questa figura urbana che si legano a luoghi diversi ed eterogenei, che partecipano tutti di una nuova condizione dello spazio aperto.
Un primo esempio è il parco di Terrasson-La-Villedieu, nel progetto denominato Les Jardins de l’Imaginaire, Terrasson, Francia nel 1995. La paesaggista francese Kathryn Gustafson ripropone un anfiteatro all’aperto, disponendo panche in metallo che sottolineano la morfologia del suolo. L’articolazione topografica esistente viene declinata ed enfatizzata dalle curve del progetto e attraverso semplici elementi che dialogano con lo spazio naturale definendo una nuova figura del teatro all’aperto. E’ una figura che si apre al paesaggio, che si espande nell’orizzonte.
Il Parco “immaginario” di Terrasson-La-Villedieu “è proprio sintesi e incontro tra differenti modelli culturali del paesaggio contemporaneo: dall’interpretazione con il giardino di una tradizione legata alla immagine forte di coltivazioni solcate dalle canalizzazioni d’acqua, fino alla totale astrazione del disegno compositivo che rende il parco un vero trattato di Land Art.”16
Un alto esempio di teatro all’aperto contemporaneo si trova alla Fondazione Ca’ La Ghironda, alla Collezione D’arte Moderna e Contemporanea di Ponte Ronca (BO), in Emiglia Romagna, all’interno di un parco scultoreo voluto dall’artista, collezionista e scultore Francesco Martani. Nel parco “protagoniste assolute le opere interagiscono con il paesaggio”17. Il teatro è stato progettato nel 1998 da Franco Savignano che sfrutta la conformazione del terreno, un naturale avvallamento. L’artista realizza una scultura di grandi dimensioni “Skenè” che è allo stesso tempo un luogo per la manifestazione teatrale. In questo giardino arte e natura trovano un perfetto equilibro e nuovamente il teatro torna a rivivere uno stretto rapporto con la topografia, nel giardino scultoreo: “la sensazione è quella che si prova nei giardini cinque e seicenteschi, dove le statue sono parte integrante dell’insieme”18.
Il teatro all’aperto si trova anche nella scena urbana, come nel caso del progetto di Kristine Jensen per Kolding (Danimarca).
Il progetto prevede la trasformazione del centro educativo Nicolai (1890-1930) in un centro multidisciplinare, con un intervento che coinvolge anche le aree esterne di pertinenza. Lo spazio si trasforma in uno scenario, coinvolto dalle molteplici attività all’aperto, nel quale si trova anche un piccolo anfiteato, una platea aperta sulla piazza che diviene la quinta scenica per la performance. Il teatro è quindi la piazza urbana, inclusa nel tessuto edificato.
Il teatro en plein air oggi si manifesta in diverse forme creando differenti relazioni con il contesto: si trova sia in ambito naturalistico che in ambito propriamente urbano, si relaziona alla land art e al paesaggismo e propone nuovi modi d’uso dello spazio aperto.
“Se cominciamo a pensare (…) lo spazio in termini superati, gli artisti che meritano questo nome hanno già sperimentato dispositivi spaziali che non hanno più nulla in comune con la prospettiva o con lo spazio assoluto newtoniano”19. Una nuova sensibilità topologica si manifesta oggi nel progetto dello spazio aperto, spazio che torna ad essere al centro della ricerca architettonica ed urbana e di cui il teatro rappresenta un’ importante declinazione.
- Ignasi de Solà Morales, Decifrare l’architettura, Allemandi & C., 2001
- Ibidem
- Kevin Lych, L’Immagine della Città, Marsilio, 1964.
- Ilaria valente, Figure(frammenti) dell’architettura dello spazio pubblico, in A.di Franco, Agorà Quota Zero, Maggioli, 2007.
- Ibidem
- A. Rossi, L’architettura della città, 1966.
- A.Di Franco, Agorà Quota Zero, Maggioli, 2007.
- Francesco Venezia, Teatros y antros. El ritorno del mundo subterràneo a la modernidad Quaderns d’Arquitectura y Urbanisme, n 175.
- Gillo Dorfles, L’intervallo perduto, Skira, 2006
- Cit di Giovanni Macchia, In Ilaria Valente, Figure dello spazio aperto, Ed. Unicopli, 2000
- Cit di W.H. Adams in Ilaria Valente, Figure dello spazio aperto, Ed. Unicopli, 2000
- Ilaria Valente, Figure dello spazio aperto, Ed. Unicopli, 2000
- Fernando Espuelas, Il Vuoto, Marinotti, 2008
- Ibidem
- Paul Virilio, Estetice della sparizione, Liguori, 1992
- Gianpiero Donin, Parchi, Biblioteca del Cenide, 1999
- Matilde Marzotto Caotorta, Arte Open Air, 22 publishing, 2007
- Ibidem
- Andrè Corboz, Avete detto spazio, Franco Angeli, 2006